Carissimi,
ho parlato con Mauro Esposti di via/academy, che mi ha ascoltato in un seminario che ho tenuto a iit da cingolani e manna, e mi ha "sequestrato" per un'ora abbondante per capire le mie intenzioni e le mie informazioni, ma anche per spiegarmi il via academy e la sua lista TIS con il sito relativo.
tra parentesi, IIT e' una realta' notevole ormai, c'e' da prendere esempio, c'e' da migliorare e secondo me far maturare il sistema verso un tenure track per attirare anche quarantenni senza rischiare di rovinare famiglie, e non avendo il nome di MIT, e nemmeno la tenure, questo blocca il reclutamento di top scientists in quantita', tranne i direttori professori in aspettativa. sono certo cingolani e' conscio del problema e sta cercando di lavorarci. si tratta di un uomo di grandissime capacita' manageriali, umane, e scientifiche. voglio vedere chi avrebbe fatto in cosi' poco tempo una struttura funzionante del genere. Al mio seminario, su temi a loro NON attinenti, mi hanno partecipato numerosi e mi hanno fato OTTIME domande. e oggi continuo... :)
Per quanto mi aspettassi, tornando a Esposti, a fine di tale lungo colloquio, date le simili idee da portare avanti, qualche proposta di qualche tipo, il Mauto si e' mostrato del tutto disinteressasto a collaborare, anzi forse un poco stizzito dalla mia e quindi nostra iniziativa. Il colloquio, noiosissimo e forse anche scorretto, non e' stato del tutto inutile. Intanto, esposti mi ha detto che stanno lavorando alla lista completa degli h index dei docenti italiani, e quindi questo lavoro, abbia o gia' trovato chi lo fa, e mi sento piu' leggero!
Per quanto non siamo tenuti, e per quanto esposti non e' stato affatto aperto a capire i miei intenti nobili e in nessun modo di leadership del gruppo, a nome del quale MAI e POI MAI parlo o ho parlato, mi ha convinto al cambio. Non per altro ma perche' Esposti si sente proprietario del nome topital... e forse ritiene lui di coler fare leader un domani di qualcosa, mentre io mi contento di promuovere discussioni, e blog,e aspettare che qualcuno serio e con i mezzi lanci sul serio un gruppo, di h index ELEVATO, ma non tutto un ressemblement informe come TIS, bensi diviso per categorie, come in ANVUR, e forse anche in due classi di eta, e che cmq sia aperto.
Quindi scusate se ho ritenuto, anche se minacce vere di conflitti non ne credo, di tenere Mauro e i suoi contenti, sia perche' di fatto fanno cose utili anche per noi, sia perche' preferisco non mescolarmi con gli ossessionati degli indici, che non vanno lontano.
TOP poi da idea di snob e autoreferenziale. invece senza top possiamo allargare la discussione Conti uando a dire che h index va rispettato, ma non che 30 sia un numero magico.
HO FATTO BENE??
blog, gruppo google e gruppo facebook sono sora senza il TOP davanti.
michele, vs segretario!
Blog per discutere di valutazione della ricerca, di iniziative per gli scienziati italiani, di università.
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giovedì 29 marzo 2012
lunedì 26 marzo 2012
Società Chimica Italiana: Valutazione e Autovalutazione del Ricercatore Chimico
Società Chimica Italiana: Valutazione e Autovalutazione del Ricercatore Chimico
SOMMARIO
La valutazione scientifica di un ricercatore deve essere affidata a una Commissione di esperti. Il presente Documento, approvato dal Consiglio Centrale della Società Chimica Italiana, raccomanda che tali Commissioni compiano la complessiva valutazione, sia per giudicare concorrenti di concorsi universitari (o di altri Enti Pubblici di Ricerca) che per assegnare finanziamenti di ricerca nell’area della Chimica, in parte mediante blocchi di indicatori bibliometrici e non che sono stati qui individuati e in parte mediante elementi di giudizio autonomamente trovati. Per ciascuna parte della valutazione vengono proposti dei punteggi. Cardini della valutazione dovranno essere la qualità della produttività scientifica del ricercatore e il suo impatto nel pensiero scientifico internazionale, il suo specifico merito e la sua personale autorevolezza scientifica internazionale oltre che la sua capacità di attrarre finanziamenti. Si suggerisce che il Miur si faccia promotore di un Progetto inteso a costruire una banca dati che per ogni ricercatore contenga gli indicatori qui individuati.
L'attenzione ai criteri di eccellenza scientifica e la definizione di un complesso
di indicatori che possano definire la crescita di un ricercatore sono caratteri
distintivi e qualificanti di qualunque Società Scientifica degna di questo nome.
Ovviamente nessun algoritmo può sostituire il giudizio critico, consapevole ed
articolato dei membri della stessa comunità scientifica. E pur tuttavia un'analisi
degli elementi essenziali che concorrano a caratterizzare la figura di un 'buon'
ricercatore può dare un contributo significativo all'accrescimento ed alla maturazione di un'identità culturale ed alla dimostrazione dei caratteri di eccellenza del settore scientifico rappresentato dalla Società Chimica Italiana
Il gruppo di esperti, che dovranno valutare la qualità scientifica di un ricercatore, si dovrà basare, oltre che sulla personale esperienza e cultura professionale, anche sulla combinazione di un certo numero di indicatori resi disponibili dai concorrenti.
La Società Chimica Italiana ha individuato un certo numero di indicatori scientifici atti a valutare un ricercatore nel suo complesso e li ha quantificati per grandi blocchi.
Quanto qui riportato è stato pensato con il molteplice intento di essere utile:
1) come traccia nella stesura dei curriculum vitae per i candidati di concorsi per la carriera personale o per l’ottenimento di un finanziamento di ricerca ;
2) per i commissari di concorso al fine di valutare e comparare i concorrenti
3) per la raccolta dati dei chimici italiani al fine di poter avere uno spaccato della chimica italiana che permetta l’individuazione delle eccellenze in Italia e la valorizzare dell’immagine della chimica italiana nel contesto internazionale.
La Tabella sotto riportata è una scheda che dovrebbe essere riempita dal ricercatore da valutare, su richiesta dell’Università di appartenenza all’interno dei loro Sistemi informatici per l’Anagrafe della Ricerca, e comunque presentata per qualunque concorso. Il ricercatore dovrebbe accompagnare i singoli dati riportati da autocertificazione. Sarebbe inoltre auspicabile che il MIUR da un lato imponesse la raccolta dati omogenea da parte delle Università e dall’altro si facesse promotore della costruzione di una banca dati nazionale gestita dal CINECA. Questa potrebbe ben essere sviluppata nell’ambito del Progetto U-GOV del CINECA stesso.
Nella prima colonna della Tabella è riportato l’indice h di Hirsch. Questo parametro viene definito dall’autore nel titolo del suo lavoro come “An index to quantify an individual’s scientific research output” e anche se ha diverse debolezze,1 ha il pregio di dare una indicazione contemporanea sul numero dei lavori di una certa importanza e sulle citazioni di un ricercatore. Poiché h tiene conto delle autocitazioni, la stessa prima colonna contiene un secondo indicatore che come il primo può essere facilmente trovato sulla banca dati Web of Science (WoS) edita dalla Thomson Routers che dà accesso via Word Wide Web alle banche dati Citation Indexes dell’Istitute for Scientific Information (ISI). Questo indicatore dà il numero totale di citazioni senza autocitazioni e quindi dà una misura dell’impatto totale del lavoro scientifico del candidato in termini di ricaduta (citazioni) bibliografica. Ciò anche se i lavori di Review, che non sono lavori originali ma spesso prestigiosi, fanno crescere in modo sotto certi aspetti improprio il valore di questo parametro. Inoltre, poiché h non tiene conto dell’età del ricercatore e della sua capacità di progressione è necessario considerare un terzo parametro m=h/n, che normalizza h al numero di anni n che sono passati dalla prima pubblicazione fino all’anno in cui si fa la valutazione. Questo parametro ancora introdotto da Hirsch si può facilmente ottenere dai dati della banca di cui sopra.
Nella stessa colonna viene riportato infine un ulteriore indicatore bibliometrico quale è l’impact factor medio. Questo indicatore, anche se ancora non specifico per la valutazione della validità scientifica di un ricercatore2, dà una idea sulla qualità media delle riviste scelte dal ricercatore e quindi sulla qualità del vaglio scientifico subito dalle pubblicazioni del candidato da parte dei referee.
Il complesso di questi quattro parametri dà una prima idea sulla produttività del ricercatore, sull’impatto scientifico dei lavori di cui il ricercatore è co-autore e del suo contributo allo sviluppo delle conoscenze.
Nella seconda colonna è riportato il numero totale di lavori ISI e quello in cui il ricercatore compare come “corresponding author”. Quest’ultimo parametro è necessario al fine di avere indicazioni sui contributi specifici del ricercatore, indicando i lavori nei quali il ricercatore ha avuto il maggior peso. Usando questo parametro si potrà impedire in una certa misura di attribuire lo stesso lavoro a più co-autori di una stessa scuola molto prolifica o ad autori il cui contributo al lavoro sia stato marginale. Poiché un ricercatore di un certo livello può con il crescere dell’età e degli impegni essere molto meno produttivo e dall’altro lato un brillante ricercatore giovane pur non essendo stato molto produttivo può essere in fase di spinta crescente, è importante quotare in Tabella anche il numero di lavori pubblicati negli ultimi 5 anni al fine di poter valutare l’attività di ricerca recente del candidato e avere idea delle dinamiche di produttività relative.
Questa seconda colonna riporta poi il numero dei lavori non ISI che si possono trovare sulla banca dati SCI Finder e che si riferiscono ad esempio a lavori su Proceedings (anche la Banca dati della Thomson Router già citata comincia a censire questo tipo di lavori anche se solo dal 1990 in poi e apparentemente in modo ancora incompleto dal 1985). Tali lavori, anche se poco citati poiché di difficile reperimento e consultazione, contengono talvolta dei risultati importanti. Oltre a ciò la colonna riporta il numero di brevetti così come possono essere ricavati ad esempio dalla banca dati della European Patent Office e/o freepatensonline.com. Nel caso di brevetti non ancora concessi sarà necessario specificare se si tratta di deposito effettuato solo in Italia o se sono già state effettuate delle estensioni internazionali. Per i brevetti già concessi sarà importante considerare il processo di trasferimento tecnologico a cui abbiano eventualmente dato luogo.
I dati di questa colonna danno pertanto un resoconto della produzione scientifica globale del ricercatore e anche alcune indicazioni sul peso del suo contributo all’interno delle pubblicazioni di cui è co-autore.
L’insieme dei dati bibliometrici delle prime due colonne misurano quindi in modo complessivo la produttività scientifica globale del ricercatore e almeno in parte il peso del suo contributo allo sviluppo delle scienze, a meno di ricerche di nicchia, prestigiose, ma poco indicizzate attraverso il sistema delle citazioni. L’insieme dei dati bibliometrici delle prime due colonne non entrano nel merito delle singole pubblicazioni e non sono pertanto decisivi per la loro valutazione scientifica in termini di innovazione e originalità, né sono compiutamente indicativi della rilevanza scientifica delle pubblicazioni, dell’indipendenza culturale e del contributo dei candidati ai singoli lavori. Sarà pertanto la Commissione a definire autonomamente ulteriori elementi che, da un lato scaturiranno dall’esame critico di tutti gli indicatori considerati in questo documento comprensivo dei loro raffronti incrociati, e dall’altro, si devono evincere dalla produzione scientifica del soggetto da valutare riguardo l’originalità, l’innovatività e in generale la rilevanza scientifica delle pubblicazioni, l’indipendenza culturale ed il gradi di “proprietà” dei candidati nei singoli lavori. A tale ultimo proposito sarebbe altamente auspicabile che : a) le riviste, magari sollecitate dai soci SCI ad adottare questa clausola, riportino per ogni lavoro il contributo dato da ciascun autore così come fatto ad esempio dal PNAS; b) tra le procedure di valutazione, comprese quelle per gli avanzamenti di carriera, venga sempre inserito un colloquio sui lavori scientifici che il candidato dovrebbe sostenere di fronte alla commissione di valutazione così come si faceva ad esempio un tempo per il conferimento delle Libere Docenze o come si fa adesso per l'attribuzione dei finanziamenti FIRB giovani.
Volendo valutare numericamente i dati della prima e seconda colonna si può dare un punteggio che va da 0 a 50, sul massimo di 100 della valutazione complessiva.
Il merito e la qualità scientifica di un ricercatore si deve valutare anche attraverso la capacità di attrarre finanziamenti. Anche il MIUR assegna i fondi alle Università, in parte, in relazione a questo parametro anche se non considera, sbagliando, tutti i fondi che il ricercatore riceve da varie fonti. Nella terza colonna della Tabella di cui sopra il ricercatore da valutare dovrà quindi riportare, sempre autocertificando i dati, i titoli dei contratti di ricerca significativi di cui è stato o è responsabile a livello Regionale, Nazionale ed Internazionale, indicando anche l’Ente finanziatore Pubblico o Privato che sia, il riferimento alla quantità globale del finanziamento, alla durata e ove è il caso menzionando il bando e il suo scopo. Nel caso di contratti all’interno di Progetti con più Unità Operative, sarà utile indicare anche il finanziamento globale del Progetto. L’ammontare totale dei finanziamenti che il singolo ricercatore riesce ad acquisire, nonché il peso scientifico delle attività che dovrà svolgere, saranno oggetto di valutazione. E’ importante menzionare che le singole Università si stanno attrezzando con loro banche dati sui Prodotti della ricerca che riportano indicazioni sui finanziamenti ricevuti dai singoli ricercatori per cui in breve è sperabile si possa comunque disporre di parametri numerici di facile comparazione sulla capacità di attrarre finanziamenti.
Nella quarta colonna il ricercatore dovrà riportare, sempre autocertificandoli, altri titoli scientifici o organizzativi Regionali (non di singole Università), Nazionali o Internazionali di eccellenza come ad esempio la Presidenza, Coordinamento e partecipazione ai Comitati Direttivi o Scientifici di Gruppi, Associazioni, Società, Consorzi, Enti di Ricerca, Ministeri o la Presidenza, Coordinamento e partecipazione ai Comitati per finanziamenti di ricerca.
Volendo valutare numericamente i dati della terza e quarta colonna della Tabella si può dare un punteggio che va da 0 a 10 sul massimo di 100 della valutazione complessiva.
Il lavoro di valutazione sul merito scientifico e sulla considerazione e prestigio scientifico nazionale ed internazionale del candidato deve essere necessariamente fatto dalla Commissione di esperti preposta alla valutazione stessa anche in relazione alla tipologia di concorso o competizione scientifica in questione.
Per questa parte della valutazione si ritiene che la Commissione debba avvalersi di ulteriori tre gruppi di indicatori, non segnalati in Tabella in quanto più difficilmente quantificabili. I tre gruppi raccolgono dati non bibliometrici, comunque da autocertificare fornendo copia dei documenti che li descrivano/attestino.
Il primo gruppo raccoglie indicatori del grado di indipendenza del ricercatore dalla scuola presso la quale si è formato. Tali elementi sono considerati già da tempo nelle valutazioni dei ricercatori a livello europeo in competizioni prestigiose come quelle per l’assegnazione delle borse di studio a “Experienced Researchers” del programma People così come quelle per l’assegnazione dei finanziamenti “Starting Grants” dell’European Research Council. Il ricercatore potrà fornire gli elementi che più riterrà utili sia sotto forma di indicatori che argomentando in modo più discorsivo. Fra gli altri si suggerisce di fornire elementi che descrivano:
- la capacità di iniziare una nuova tematica di ricerca che non sia una mera prosecuzione di attività già cominciate prima dell’arrivo del ricercatore nel gruppo;
- la capacità di pensare in modo indipendente;
- le doti di leadership.
Elementi importanti saranno ad esempio i periodi passati all’estero o in Italia a sviluppare tematiche non perfettamente in linea con quelle svolte in precedenza, i lavori pubblicati (possibilmente come autore di riferimento) e i finanziamenti ottenuti su tali tematiche.
Il secondo gruppo si riferisce ad indicatori che abbiano già implicato un giudizio molto positivo e palese di merito scientifico da parte di un esperto o di una commissione di esperti.
Tali indicatori, in ordine di importanza, possono essere:
- i Premi e le Medaglie ricevute a livello Nazionale o Internazionale..
- le citazioni scientifiche di eccellenza inclusi gli “Highlights” o le segnalazioni di “hot articles” e “top accessed articles”;
- gli inviti a tenere, presso istituzioni o convegni internazionali o nazionali, “Lectures” (“Plenary” o “Key Note”), conferenze o seminari;
- inviti a scrivere articoli di review su giornali prestigiosi ad elevato impact factor;
- i Riconoscimenti quali le partecipazioni a Comitati Scientifici Nazionali o Internazionali;
- le attestazioni ufficiali di valutazioni positive da parte di commissioni internazionali.
Il terzo gruppo di indicatori permette di tenere conto del fatto che l’autorevolezza scientifica di un ricercatore si deve valutare anche attraverso le sue attività editoriali e di divulgazione scientifica. Questi devono dare indicazioni di :
- quanti e quali Riviste e Libri dotate di codice ISBN (International Standard Book Number) si è o è stati Editore;
- di quanti e quali riviste si è o si è stati nei Comitati di Redazione, “Editorial Board”, “Advisory Board” o “Ownership Board”;
- di quanti e quali riviste si è o si è stati referee;
- di quanti e quali Congressi, Convegni, Workshop Nazionali e Internazionali si è stati “Chairman” o si è partecipato ai relativi Consigli Scientifici o Direttivi (Scientific o Steering Committee).
Si ritiene che per questa parte della valutazione la Commissione debba avere a disposizione un punteggio che va da 0 a 40 punti, sul massimo di 100 della valutazione complessiva.
Quanto fin qui esposto si riferisce esclusivamente alla valutazione del profilo scientifico del candidato. Nel caso in cui la valutazione si riferisca a concorsi universitari dove è necessario considerare anche la didattica, tenuto conto del binomio ricerca-didattica che è peculiare del solo ambito accademico universitario, le commissioni giudicatrici dovranno trovare uno spazio che tenga anche conto del contributo del candidato in campo didattico.
Conclusioni
La valutazione scientifica di un ricercatore sia che ci si riferisca ai concorsi per l’ottenimento di posizioni di prima e seconda fascia nelle Università, che ai concorsi di altri Enti Pubblici di ricerca o alle valutazioni per ottenere finanziamenti pubblici per la ricerca deve essere affidata a una Commissione di esperti.
Il presente documento propone che tale Commissione faccia la sua valutazione complessiva per ricercatori dell’area della Chimica tramite l’ausilio di:
1) un gruppo di indicatori atti a misurare la produttività scientifica globale del ricercatore e almeno in parte il peso del suo contributo allo sviluppo delle scienze : Punteggio fino a un massimo di 50/100 Punti.
2) un gruppo di indicatori atti a misurare la capacità di attrarre finanziamenti e gli altri titoli scientifici o organizzativi di eccellenza :
Punteggio fino a un massimo di 10/100 Punti.
3) la valutazione del grado di indipendenza raggiunto dal ricercatore nonché della sua autorevolezza scientifica anche riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e nazionale.
Punteggio fino a un massimo di 40/100 Punti.
NOTE
1. Come viene puntualizzato dallo stesso Hirsch, i parametri di cui alla prima colonna dipendono dal campo di ricerca considerato, in relazione al numero medio di riferimenti dei lavori nel campo, al numero medio di lavori prodotti da ciascun scienziato nel campo e al numero di ricercatori nel campo. Inoltre scienziati che non lavorano in campi di moda difficilmente possono raggiungere valori molto alti di tali parametri. Gli indici h nella “life science”, dice ancora Hirsch, sono molto più alti di quelli della fisica.
Uno scienziato autore di pochi lavori fortemente innovativi avrà un h relativamente basso anche se il numero di citazioni dei suoi pochi lavori è altissimo. Un ricercatore che abbia molti lavori con un caposcuola con h elevato oppure con molti co-autori, così come avviene tipicamente per i fisici particellari, si potrebbe trovare con un h molto più alto di quello che dovrebbe.
2. Secondo l’European Association of Science Editors (EASE) gli impact factor devono essere usati (Novembre 2007) soltanto e con cautela per misurare e comparare l’influenza di un giornale, ma non per la valutazione di un singolo lavoro e certamente non per la valutazione di ricercatori o programmi di ricerca.
SOMMARIO
La valutazione scientifica di un ricercatore deve essere affidata a una Commissione di esperti. Il presente Documento, approvato dal Consiglio Centrale della Società Chimica Italiana, raccomanda che tali Commissioni compiano la complessiva valutazione, sia per giudicare concorrenti di concorsi universitari (o di altri Enti Pubblici di Ricerca) che per assegnare finanziamenti di ricerca nell’area della Chimica, in parte mediante blocchi di indicatori bibliometrici e non che sono stati qui individuati e in parte mediante elementi di giudizio autonomamente trovati. Per ciascuna parte della valutazione vengono proposti dei punteggi. Cardini della valutazione dovranno essere la qualità della produttività scientifica del ricercatore e il suo impatto nel pensiero scientifico internazionale, il suo specifico merito e la sua personale autorevolezza scientifica internazionale oltre che la sua capacità di attrarre finanziamenti. Si suggerisce che il Miur si faccia promotore di un Progetto inteso a costruire una banca dati che per ogni ricercatore contenga gli indicatori qui individuati.
L'attenzione ai criteri di eccellenza scientifica e la definizione di un complesso
di indicatori che possano definire la crescita di un ricercatore sono caratteri
distintivi e qualificanti di qualunque Società Scientifica degna di questo nome.
Ovviamente nessun algoritmo può sostituire il giudizio critico, consapevole ed
articolato dei membri della stessa comunità scientifica. E pur tuttavia un'analisi
degli elementi essenziali che concorrano a caratterizzare la figura di un 'buon'
ricercatore può dare un contributo significativo all'accrescimento ed alla maturazione di un'identità culturale ed alla dimostrazione dei caratteri di eccellenza del settore scientifico rappresentato dalla Società Chimica Italiana
Il gruppo di esperti, che dovranno valutare la qualità scientifica di un ricercatore, si dovrà basare, oltre che sulla personale esperienza e cultura professionale, anche sulla combinazione di un certo numero di indicatori resi disponibili dai concorrenti.
La Società Chimica Italiana ha individuato un certo numero di indicatori scientifici atti a valutare un ricercatore nel suo complesso e li ha quantificati per grandi blocchi.
Quanto qui riportato è stato pensato con il molteplice intento di essere utile:
1) come traccia nella stesura dei curriculum vitae per i candidati di concorsi per la carriera personale o per l’ottenimento di un finanziamento di ricerca ;
2) per i commissari di concorso al fine di valutare e comparare i concorrenti
3) per la raccolta dati dei chimici italiani al fine di poter avere uno spaccato della chimica italiana che permetta l’individuazione delle eccellenze in Italia e la valorizzare dell’immagine della chimica italiana nel contesto internazionale.
La Tabella sotto riportata è una scheda che dovrebbe essere riempita dal ricercatore da valutare, su richiesta dell’Università di appartenenza all’interno dei loro Sistemi informatici per l’Anagrafe della Ricerca, e comunque presentata per qualunque concorso. Il ricercatore dovrebbe accompagnare i singoli dati riportati da autocertificazione. Sarebbe inoltre auspicabile che il MIUR da un lato imponesse la raccolta dati omogenea da parte delle Università e dall’altro si facesse promotore della costruzione di una banca dati nazionale gestita dal CINECA. Questa potrebbe ben essere sviluppata nell’ambito del Progetto U-GOV del CINECA stesso.
Nella prima colonna della Tabella è riportato l’indice h di Hirsch. Questo parametro viene definito dall’autore nel titolo del suo lavoro come “An index to quantify an individual’s scientific research output” e anche se ha diverse debolezze,1 ha il pregio di dare una indicazione contemporanea sul numero dei lavori di una certa importanza e sulle citazioni di un ricercatore. Poiché h tiene conto delle autocitazioni, la stessa prima colonna contiene un secondo indicatore che come il primo può essere facilmente trovato sulla banca dati Web of Science (WoS) edita dalla Thomson Routers che dà accesso via Word Wide Web alle banche dati Citation Indexes dell’Istitute for Scientific Information (ISI). Questo indicatore dà il numero totale di citazioni senza autocitazioni e quindi dà una misura dell’impatto totale del lavoro scientifico del candidato in termini di ricaduta (citazioni) bibliografica. Ciò anche se i lavori di Review, che non sono lavori originali ma spesso prestigiosi, fanno crescere in modo sotto certi aspetti improprio il valore di questo parametro. Inoltre, poiché h non tiene conto dell’età del ricercatore e della sua capacità di progressione è necessario considerare un terzo parametro m=h/n, che normalizza h al numero di anni n che sono passati dalla prima pubblicazione fino all’anno in cui si fa la valutazione. Questo parametro ancora introdotto da Hirsch si può facilmente ottenere dai dati della banca di cui sopra.
Nella stessa colonna viene riportato infine un ulteriore indicatore bibliometrico quale è l’impact factor medio. Questo indicatore, anche se ancora non specifico per la valutazione della validità scientifica di un ricercatore2, dà una idea sulla qualità media delle riviste scelte dal ricercatore e quindi sulla qualità del vaglio scientifico subito dalle pubblicazioni del candidato da parte dei referee.
Il complesso di questi quattro parametri dà una prima idea sulla produttività del ricercatore, sull’impatto scientifico dei lavori di cui il ricercatore è co-autore e del suo contributo allo sviluppo delle conoscenze.
Nella seconda colonna è riportato il numero totale di lavori ISI e quello in cui il ricercatore compare come “corresponding author”. Quest’ultimo parametro è necessario al fine di avere indicazioni sui contributi specifici del ricercatore, indicando i lavori nei quali il ricercatore ha avuto il maggior peso. Usando questo parametro si potrà impedire in una certa misura di attribuire lo stesso lavoro a più co-autori di una stessa scuola molto prolifica o ad autori il cui contributo al lavoro sia stato marginale. Poiché un ricercatore di un certo livello può con il crescere dell’età e degli impegni essere molto meno produttivo e dall’altro lato un brillante ricercatore giovane pur non essendo stato molto produttivo può essere in fase di spinta crescente, è importante quotare in Tabella anche il numero di lavori pubblicati negli ultimi 5 anni al fine di poter valutare l’attività di ricerca recente del candidato e avere idea delle dinamiche di produttività relative.
Questa seconda colonna riporta poi il numero dei lavori non ISI che si possono trovare sulla banca dati SCI Finder e che si riferiscono ad esempio a lavori su Proceedings (anche la Banca dati della Thomson Router già citata comincia a censire questo tipo di lavori anche se solo dal 1990 in poi e apparentemente in modo ancora incompleto dal 1985). Tali lavori, anche se poco citati poiché di difficile reperimento e consultazione, contengono talvolta dei risultati importanti. Oltre a ciò la colonna riporta il numero di brevetti così come possono essere ricavati ad esempio dalla banca dati della European Patent Office e/o freepatensonline.com. Nel caso di brevetti non ancora concessi sarà necessario specificare se si tratta di deposito effettuato solo in Italia o se sono già state effettuate delle estensioni internazionali. Per i brevetti già concessi sarà importante considerare il processo di trasferimento tecnologico a cui abbiano eventualmente dato luogo.
I dati di questa colonna danno pertanto un resoconto della produzione scientifica globale del ricercatore e anche alcune indicazioni sul peso del suo contributo all’interno delle pubblicazioni di cui è co-autore.
L’insieme dei dati bibliometrici delle prime due colonne misurano quindi in modo complessivo la produttività scientifica globale del ricercatore e almeno in parte il peso del suo contributo allo sviluppo delle scienze, a meno di ricerche di nicchia, prestigiose, ma poco indicizzate attraverso il sistema delle citazioni. L’insieme dei dati bibliometrici delle prime due colonne non entrano nel merito delle singole pubblicazioni e non sono pertanto decisivi per la loro valutazione scientifica in termini di innovazione e originalità, né sono compiutamente indicativi della rilevanza scientifica delle pubblicazioni, dell’indipendenza culturale e del contributo dei candidati ai singoli lavori. Sarà pertanto la Commissione a definire autonomamente ulteriori elementi che, da un lato scaturiranno dall’esame critico di tutti gli indicatori considerati in questo documento comprensivo dei loro raffronti incrociati, e dall’altro, si devono evincere dalla produzione scientifica del soggetto da valutare riguardo l’originalità, l’innovatività e in generale la rilevanza scientifica delle pubblicazioni, l’indipendenza culturale ed il gradi di “proprietà” dei candidati nei singoli lavori. A tale ultimo proposito sarebbe altamente auspicabile che : a) le riviste, magari sollecitate dai soci SCI ad adottare questa clausola, riportino per ogni lavoro il contributo dato da ciascun autore così come fatto ad esempio dal PNAS; b) tra le procedure di valutazione, comprese quelle per gli avanzamenti di carriera, venga sempre inserito un colloquio sui lavori scientifici che il candidato dovrebbe sostenere di fronte alla commissione di valutazione così come si faceva ad esempio un tempo per il conferimento delle Libere Docenze o come si fa adesso per l'attribuzione dei finanziamenti FIRB giovani.
Volendo valutare numericamente i dati della prima e seconda colonna si può dare un punteggio che va da 0 a 50, sul massimo di 100 della valutazione complessiva.
Il merito e la qualità scientifica di un ricercatore si deve valutare anche attraverso la capacità di attrarre finanziamenti. Anche il MIUR assegna i fondi alle Università, in parte, in relazione a questo parametro anche se non considera, sbagliando, tutti i fondi che il ricercatore riceve da varie fonti. Nella terza colonna della Tabella di cui sopra il ricercatore da valutare dovrà quindi riportare, sempre autocertificando i dati, i titoli dei contratti di ricerca significativi di cui è stato o è responsabile a livello Regionale, Nazionale ed Internazionale, indicando anche l’Ente finanziatore Pubblico o Privato che sia, il riferimento alla quantità globale del finanziamento, alla durata e ove è il caso menzionando il bando e il suo scopo. Nel caso di contratti all’interno di Progetti con più Unità Operative, sarà utile indicare anche il finanziamento globale del Progetto. L’ammontare totale dei finanziamenti che il singolo ricercatore riesce ad acquisire, nonché il peso scientifico delle attività che dovrà svolgere, saranno oggetto di valutazione. E’ importante menzionare che le singole Università si stanno attrezzando con loro banche dati sui Prodotti della ricerca che riportano indicazioni sui finanziamenti ricevuti dai singoli ricercatori per cui in breve è sperabile si possa comunque disporre di parametri numerici di facile comparazione sulla capacità di attrarre finanziamenti.
Nella quarta colonna il ricercatore dovrà riportare, sempre autocertificandoli, altri titoli scientifici o organizzativi Regionali (non di singole Università), Nazionali o Internazionali di eccellenza come ad esempio la Presidenza, Coordinamento e partecipazione ai Comitati Direttivi o Scientifici di Gruppi, Associazioni, Società, Consorzi, Enti di Ricerca, Ministeri o la Presidenza, Coordinamento e partecipazione ai Comitati per finanziamenti di ricerca.
Volendo valutare numericamente i dati della terza e quarta colonna della Tabella si può dare un punteggio che va da 0 a 10 sul massimo di 100 della valutazione complessiva.
Il lavoro di valutazione sul merito scientifico e sulla considerazione e prestigio scientifico nazionale ed internazionale del candidato deve essere necessariamente fatto dalla Commissione di esperti preposta alla valutazione stessa anche in relazione alla tipologia di concorso o competizione scientifica in questione.
Per questa parte della valutazione si ritiene che la Commissione debba avvalersi di ulteriori tre gruppi di indicatori, non segnalati in Tabella in quanto più difficilmente quantificabili. I tre gruppi raccolgono dati non bibliometrici, comunque da autocertificare fornendo copia dei documenti che li descrivano/attestino.
Il primo gruppo raccoglie indicatori del grado di indipendenza del ricercatore dalla scuola presso la quale si è formato. Tali elementi sono considerati già da tempo nelle valutazioni dei ricercatori a livello europeo in competizioni prestigiose come quelle per l’assegnazione delle borse di studio a “Experienced Researchers” del programma People così come quelle per l’assegnazione dei finanziamenti “Starting Grants” dell’European Research Council. Il ricercatore potrà fornire gli elementi che più riterrà utili sia sotto forma di indicatori che argomentando in modo più discorsivo. Fra gli altri si suggerisce di fornire elementi che descrivano:
- la capacità di iniziare una nuova tematica di ricerca che non sia una mera prosecuzione di attività già cominciate prima dell’arrivo del ricercatore nel gruppo;
- la capacità di pensare in modo indipendente;
- le doti di leadership.
Elementi importanti saranno ad esempio i periodi passati all’estero o in Italia a sviluppare tematiche non perfettamente in linea con quelle svolte in precedenza, i lavori pubblicati (possibilmente come autore di riferimento) e i finanziamenti ottenuti su tali tematiche.
Il secondo gruppo si riferisce ad indicatori che abbiano già implicato un giudizio molto positivo e palese di merito scientifico da parte di un esperto o di una commissione di esperti.
Tali indicatori, in ordine di importanza, possono essere:
- i Premi e le Medaglie ricevute a livello Nazionale o Internazionale..
- le citazioni scientifiche di eccellenza inclusi gli “Highlights” o le segnalazioni di “hot articles” e “top accessed articles”;
- gli inviti a tenere, presso istituzioni o convegni internazionali o nazionali, “Lectures” (“Plenary” o “Key Note”), conferenze o seminari;
- inviti a scrivere articoli di review su giornali prestigiosi ad elevato impact factor;
- i Riconoscimenti quali le partecipazioni a Comitati Scientifici Nazionali o Internazionali;
- le attestazioni ufficiali di valutazioni positive da parte di commissioni internazionali.
Il terzo gruppo di indicatori permette di tenere conto del fatto che l’autorevolezza scientifica di un ricercatore si deve valutare anche attraverso le sue attività editoriali e di divulgazione scientifica. Questi devono dare indicazioni di :
- quanti e quali Riviste e Libri dotate di codice ISBN (International Standard Book Number) si è o è stati Editore;
- di quanti e quali riviste si è o si è stati nei Comitati di Redazione, “Editorial Board”, “Advisory Board” o “Ownership Board”;
- di quanti e quali riviste si è o si è stati referee;
- di quanti e quali Congressi, Convegni, Workshop Nazionali e Internazionali si è stati “Chairman” o si è partecipato ai relativi Consigli Scientifici o Direttivi (Scientific o Steering Committee).
Si ritiene che per questa parte della valutazione la Commissione debba avere a disposizione un punteggio che va da 0 a 40 punti, sul massimo di 100 della valutazione complessiva.
Quanto fin qui esposto si riferisce esclusivamente alla valutazione del profilo scientifico del candidato. Nel caso in cui la valutazione si riferisca a concorsi universitari dove è necessario considerare anche la didattica, tenuto conto del binomio ricerca-didattica che è peculiare del solo ambito accademico universitario, le commissioni giudicatrici dovranno trovare uno spazio che tenga anche conto del contributo del candidato in campo didattico.
Conclusioni
La valutazione scientifica di un ricercatore sia che ci si riferisca ai concorsi per l’ottenimento di posizioni di prima e seconda fascia nelle Università, che ai concorsi di altri Enti Pubblici di ricerca o alle valutazioni per ottenere finanziamenti pubblici per la ricerca deve essere affidata a una Commissione di esperti.
Il presente documento propone che tale Commissione faccia la sua valutazione complessiva per ricercatori dell’area della Chimica tramite l’ausilio di:
1) un gruppo di indicatori atti a misurare la produttività scientifica globale del ricercatore e almeno in parte il peso del suo contributo allo sviluppo delle scienze : Punteggio fino a un massimo di 50/100 Punti.
2) un gruppo di indicatori atti a misurare la capacità di attrarre finanziamenti e gli altri titoli scientifici o organizzativi di eccellenza :
Punteggio fino a un massimo di 10/100 Punti.
3) la valutazione del grado di indipendenza raggiunto dal ricercatore nonché della sua autorevolezza scientifica anche riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e nazionale.
Punteggio fino a un massimo di 40/100 Punti.
NOTE
1. Come viene puntualizzato dallo stesso Hirsch, i parametri di cui alla prima colonna dipendono dal campo di ricerca considerato, in relazione al numero medio di riferimenti dei lavori nel campo, al numero medio di lavori prodotti da ciascun scienziato nel campo e al numero di ricercatori nel campo. Inoltre scienziati che non lavorano in campi di moda difficilmente possono raggiungere valori molto alti di tali parametri. Gli indici h nella “life science”, dice ancora Hirsch, sono molto più alti di quelli della fisica.
Uno scienziato autore di pochi lavori fortemente innovativi avrà un h relativamente basso anche se il numero di citazioni dei suoi pochi lavori è altissimo. Un ricercatore che abbia molti lavori con un caposcuola con h elevato oppure con molti co-autori, così come avviene tipicamente per i fisici particellari, si potrebbe trovare con un h molto più alto di quello che dovrebbe.
2. Secondo l’European Association of Science Editors (EASE) gli impact factor devono essere usati (Novembre 2007) soltanto e con cautela per misurare e comparare l’influenza di un giornale, ma non per la valutazione di un singolo lavoro e certamente non per la valutazione di ricercatori o programmi di ricerca.
da Ettore Bartoli, su sondaggio Ministro Profumo e Finanziamenti alla Ricerca
PROPOSTE da Ettore Bartoli, http://sites.google.com/site/rahp80/bartoliettore
1) Sondaggio Ministro
L’abolizione del valore legale del titolo di studio costituisce una scelta di fondo che considera le Università come aziende: l’azienda FIAT non vende le macchine per concessione previlegiata, ma in virtù del gradimento del prodotto da parte dei potenziali acquirenti.
Il Direttore Generale della FIAT non viene eletto dai dipendenti, ma nominato dalla proprietà, e risponde alla proprietà con risultati, in base ai quali può essere licenziato.
Conclusione: se il Ministro vuole operare questa scelta, non può svincolarla dalla trasformazione delle Università in Aziende, con NOMINA del Rettore da parte di chi metta soldi (Stato, confcommercio, unione industriali, chiunque). Il Rettore, che risponde con risultati, può essere licenziato, e nomina e licenzia i Presidi, e, a cascata, questi i Direttori di Dpt, e questi i Docenti. I concorsi sono problemi italiani, frutto di una organizzazione ridicola, che altrove non esistono.
Il provvedimento preconizzato dal sondaggio appare ridicolo e mistificante, in quanto gabba come “gesto di innovativo coraggio” una azione distruttiva se svincolata dal suo contesto determinante, la trasformazione di Università in Aziende. Sarebbe infatti ridicolo pensare che la svalutazione del “pezzo di carta” renda improvvisamente capaci i re travicelli eletti dalle rane, e produttivi quelli che non hanno mai fatto assolutamente nulla (almeno 1/3 dei Docenti, ricercatori, amministrativi etc): questi ultimi vanno licenziati, con o senza art 18, risolvendo così anche il problema dei finanziamenti e di nuove assunzioni.
2) Finanziamenti Ricerca
La ricerca la fanno singoli. I finanziamenti devono andare a singoli Docenti o ricercatori che dispongano di un gruppo e/o che includano assegni di Ricerca a persone nell’ambito del progetto. I progetti nazionali sono un inganno: per accedere ai finanziamenti i proponenti sono costretti ad inventarsi progetti comuni che non esistono (ove esistessero, singoli docenti, anziché presentare ciascuno un progetto singolo, ne potrebbero presentare uno comune)..
Il problema dei finanziamenti contiene 4 aspetti critici:
A) Le risorse. Data la scarsità, e dato che i finanziamenti devono rimanere congrui, ne consegue che i progetti da finanziare tramite fondi diretti erogati dal MIUR e CNR devono essere, almeno nell’immediato, pochi, riservati a chi abbia superato standard scientimetrici elevati. Devono avere durata sufficiente affinché possano essere inclusi nel resoconto finale pubblicazioni già a stampa e Abstracts presentati a Congressi (4-5 anni). Le Università devono disporre di fondi destinati a:
• Attrezzare nuovi laboratori da affidare a Ricercatori o Docenti meritevoli che si rendano autonomi e sviluppino un settore di ricerca nuovo per quell’Ateneo
• Finanziare progetti di Ricercatori o Docenti giovani, meritevoli in base a dati oggettivi, ma non ancora competitivi in ambito nazionale, al fine di autonomizzarli e renderli competitivi (cioè, in grado di avere accesso ai fondi nazionali)
• Aprire opportunità per i “cervelli fuggiti”: vide infra
B) I destinatari. Devono essere persone inserite nei ruoli universitari, che possano assoldare, con santo precariato, persone motivate che vogliano iniziare la carriera. Quando questi avranno lavorato e pubblicato bene, potranno ricevere contratti quinquennali, e rendersi autonomi con finanziamenti locali, addivenire ad un ruolo e ricevere finanziamenti nazionali. La scelta deve avvenire rigorosamente sul merito di progetti presentati da persone che abbiano superato elevati standard scientimetrici.
C) Come sceglierli. Occorrono due momenti:
• Licenziamento in tronco di tutti coloro che non abbiano superato standard scientimetrici predeterminati e/o che non abbiano pubblicato alcun lavoro impattato negli ultimi 3 anni. Questo lo deve fare il Ministro. Vediamo se, oltre a lanciare sondaggi, ha più fegato di quanto ne occorra per abolire senza ragione il valore legale dei titoli di studio
• Utilizzo delle risorse liberate per offrire, nelle Università, contratti quinquennali per ricerca oppure misti (ricerca e didattica) a persone che abbiano produzione scientifica superiore a certi standard
• Abolire il ruolo di Ricercatore, un nonsenso (un ruolo a vita dello stato può essere dato solo a chi, con contratti italiani e esteri, abbia già abbia raggiunto piena maturità scientifica, entrando di diritto nella fascia docente direttamente), sostituendolo con contratti, esauriti i quali, il contrattista o viene chiamato ad un ruolo docente (se avesse prodotto un certo IF o H-index) o viene invitato a trovarsi qualche altra ragione di vita fuori dall’Università
D) L’utilizzo di competenze ed eccellenze depositate in banche estere. Il Progetto di rientro dei cervelli è stato disegnato in astratto, fuori dalla realtà: nessuno che abbia raggiunto una posizione di rilievo all’estero, e disponga di un laboratorio e di finanziamenti di milioni di dollari, accetterebbe di rientrare con i patti attuali. Se lo facesse, lo farebbe solo per avere una pensione nel paese di “todos pensionados”, continuando a lavorare all’estero e venendo ogni tanto in Italia a ritirare lo stipendio e maturare anzianità.
Occorre quindi sceglierne pochi, buoni, in base agli indici scientimetrici e all’interesse per lo specifico settore di ricerca (ritenuto strategico), ed offrire loro, in singole Sedi, i quattrini per attrezzare il laboratorio e un fondo quinquennale di Ricerca ad hoc, erogato dal MIUR ma assegnato alle Università che chiamano, che comprenda stipendi a contratto per collaboratori. CHI, AL TERMINE DEL QUINQUENNIO, AVESSE PRODOTTO OLTRE UN CERTO STANDARD OGGETTIVO, DEVE ESSERE ASSUNTO COME DOCENTE DA QUELL’ATENEO.
3) Le Università e Facoltà vengono valutate:
• in base all’IF globale ottenuto diviso per l’ammontare del budget disponibile;
• dall’ammontare globale delle tasse pagate dai suoi laureati;
• Dal punteggio medio ottenuto dai suoi laureati negli esami di abilitazione nazionale, praticati in modo corrispondente a quello degli USA su centinaia di quiz a risposta multipla.
Le Università e/o Facoltà che dopo un decennio non abbiano raggiunto uno standard minimo prefissato in base a media meno un certo numero di DS calcolati sui dati di tutte le Università, perdono il finanziamento statale, compresi gli stipendi: se trovassero sponsor privati, bene, se no tutti a casa..
Il professor Ettore Bartoli, al suo rientro dagli Stati Uniti, negli anni '70, è stato chiamato dall’Università di Sassari dove ha prestato la sua opera per 14 anni, lavorando inizialmente in Patologia Medica, insieme al professor Livio Chiandussi ed alla Prof.ssa Langer-Costanzi dove ha contribuito a formare tanti medici che operano in Sardegna ed al di fuori della Sardegna. Ha ricoperto il ruolo di Direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica e di Metodologia Clinica e quindi quello di Direttore della Clinica Medica. Successivamente è stato chiamato dall’Università di Udine e quindi da quella di Novara diventando uno dei Maestri della Medicina Interna d’Italia.
E' autore di un testo
http://www.sassarinotizie.com/articolo-2761-medicina_interna_un_nuovo_manuale_per_gli_studenti_firmato_ettore_bartoli.aspx
1) Sondaggio Ministro
L’abolizione del valore legale del titolo di studio costituisce una scelta di fondo che considera le Università come aziende: l’azienda FIAT non vende le macchine per concessione previlegiata, ma in virtù del gradimento del prodotto da parte dei potenziali acquirenti.
Il Direttore Generale della FIAT non viene eletto dai dipendenti, ma nominato dalla proprietà, e risponde alla proprietà con risultati, in base ai quali può essere licenziato.
Conclusione: se il Ministro vuole operare questa scelta, non può svincolarla dalla trasformazione delle Università in Aziende, con NOMINA del Rettore da parte di chi metta soldi (Stato, confcommercio, unione industriali, chiunque). Il Rettore, che risponde con risultati, può essere licenziato, e nomina e licenzia i Presidi, e, a cascata, questi i Direttori di Dpt, e questi i Docenti. I concorsi sono problemi italiani, frutto di una organizzazione ridicola, che altrove non esistono.
Il provvedimento preconizzato dal sondaggio appare ridicolo e mistificante, in quanto gabba come “gesto di innovativo coraggio” una azione distruttiva se svincolata dal suo contesto determinante, la trasformazione di Università in Aziende. Sarebbe infatti ridicolo pensare che la svalutazione del “pezzo di carta” renda improvvisamente capaci i re travicelli eletti dalle rane, e produttivi quelli che non hanno mai fatto assolutamente nulla (almeno 1/3 dei Docenti, ricercatori, amministrativi etc): questi ultimi vanno licenziati, con o senza art 18, risolvendo così anche il problema dei finanziamenti e di nuove assunzioni.
2) Finanziamenti Ricerca
La ricerca la fanno singoli. I finanziamenti devono andare a singoli Docenti o ricercatori che dispongano di un gruppo e/o che includano assegni di Ricerca a persone nell’ambito del progetto. I progetti nazionali sono un inganno: per accedere ai finanziamenti i proponenti sono costretti ad inventarsi progetti comuni che non esistono (ove esistessero, singoli docenti, anziché presentare ciascuno un progetto singolo, ne potrebbero presentare uno comune)..
Il problema dei finanziamenti contiene 4 aspetti critici:
A) Le risorse. Data la scarsità, e dato che i finanziamenti devono rimanere congrui, ne consegue che i progetti da finanziare tramite fondi diretti erogati dal MIUR e CNR devono essere, almeno nell’immediato, pochi, riservati a chi abbia superato standard scientimetrici elevati. Devono avere durata sufficiente affinché possano essere inclusi nel resoconto finale pubblicazioni già a stampa e Abstracts presentati a Congressi (4-5 anni). Le Università devono disporre di fondi destinati a:
• Attrezzare nuovi laboratori da affidare a Ricercatori o Docenti meritevoli che si rendano autonomi e sviluppino un settore di ricerca nuovo per quell’Ateneo
• Finanziare progetti di Ricercatori o Docenti giovani, meritevoli in base a dati oggettivi, ma non ancora competitivi in ambito nazionale, al fine di autonomizzarli e renderli competitivi (cioè, in grado di avere accesso ai fondi nazionali)
• Aprire opportunità per i “cervelli fuggiti”: vide infra
B) I destinatari. Devono essere persone inserite nei ruoli universitari, che possano assoldare, con santo precariato, persone motivate che vogliano iniziare la carriera. Quando questi avranno lavorato e pubblicato bene, potranno ricevere contratti quinquennali, e rendersi autonomi con finanziamenti locali, addivenire ad un ruolo e ricevere finanziamenti nazionali. La scelta deve avvenire rigorosamente sul merito di progetti presentati da persone che abbiano superato elevati standard scientimetrici.
C) Come sceglierli. Occorrono due momenti:
• Licenziamento in tronco di tutti coloro che non abbiano superato standard scientimetrici predeterminati e/o che non abbiano pubblicato alcun lavoro impattato negli ultimi 3 anni. Questo lo deve fare il Ministro. Vediamo se, oltre a lanciare sondaggi, ha più fegato di quanto ne occorra per abolire senza ragione il valore legale dei titoli di studio
• Utilizzo delle risorse liberate per offrire, nelle Università, contratti quinquennali per ricerca oppure misti (ricerca e didattica) a persone che abbiano produzione scientifica superiore a certi standard
• Abolire il ruolo di Ricercatore, un nonsenso (un ruolo a vita dello stato può essere dato solo a chi, con contratti italiani e esteri, abbia già abbia raggiunto piena maturità scientifica, entrando di diritto nella fascia docente direttamente), sostituendolo con contratti, esauriti i quali, il contrattista o viene chiamato ad un ruolo docente (se avesse prodotto un certo IF o H-index) o viene invitato a trovarsi qualche altra ragione di vita fuori dall’Università
D) L’utilizzo di competenze ed eccellenze depositate in banche estere. Il Progetto di rientro dei cervelli è stato disegnato in astratto, fuori dalla realtà: nessuno che abbia raggiunto una posizione di rilievo all’estero, e disponga di un laboratorio e di finanziamenti di milioni di dollari, accetterebbe di rientrare con i patti attuali. Se lo facesse, lo farebbe solo per avere una pensione nel paese di “todos pensionados”, continuando a lavorare all’estero e venendo ogni tanto in Italia a ritirare lo stipendio e maturare anzianità.
Occorre quindi sceglierne pochi, buoni, in base agli indici scientimetrici e all’interesse per lo specifico settore di ricerca (ritenuto strategico), ed offrire loro, in singole Sedi, i quattrini per attrezzare il laboratorio e un fondo quinquennale di Ricerca ad hoc, erogato dal MIUR ma assegnato alle Università che chiamano, che comprenda stipendi a contratto per collaboratori. CHI, AL TERMINE DEL QUINQUENNIO, AVESSE PRODOTTO OLTRE UN CERTO STANDARD OGGETTIVO, DEVE ESSERE ASSUNTO COME DOCENTE DA QUELL’ATENEO.
3) Le Università e Facoltà vengono valutate:
• in base all’IF globale ottenuto diviso per l’ammontare del budget disponibile;
• dall’ammontare globale delle tasse pagate dai suoi laureati;
• Dal punteggio medio ottenuto dai suoi laureati negli esami di abilitazione nazionale, praticati in modo corrispondente a quello degli USA su centinaia di quiz a risposta multipla.
Le Università e/o Facoltà che dopo un decennio non abbiano raggiunto uno standard minimo prefissato in base a media meno un certo numero di DS calcolati sui dati di tutte le Università, perdono il finanziamento statale, compresi gli stipendi: se trovassero sponsor privati, bene, se no tutti a casa..
Il professor Ettore Bartoli, al suo rientro dagli Stati Uniti, negli anni '70, è stato chiamato dall’Università di Sassari dove ha prestato la sua opera per 14 anni, lavorando inizialmente in Patologia Medica, insieme al professor Livio Chiandussi ed alla Prof.ssa Langer-Costanzi dove ha contribuito a formare tanti medici che operano in Sardegna ed al di fuori della Sardegna. Ha ricoperto il ruolo di Direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica e di Metodologia Clinica e quindi quello di Direttore della Clinica Medica. Successivamente è stato chiamato dall’Università di Udine e quindi da quella di Novara diventando uno dei Maestri della Medicina Interna d’Italia.
E' autore di un testo
http://www.sassarinotizie.com/articolo-2761-medicina_interna_un_nuovo_manuale_per_gli_studenti_firmato_ettore_bartoli.aspx
H index separato per classi o età, e algoritmi per "definire" il ns gruppo
Carissimi
vorrei chiarire il mio messaggio. Non intendo proporre algoritmi nuovi (peraltro già c'è ANVUR che lo fa eccome!).
Intendo dire solo il seguente
1) la presente lista TIS è "assoluta" e come tale non si integra bene nè con la precedente Highlycited (che divideva per settori), nè con ANVUR (che ha i vari GEV e classi, a sua volta connessi alle aree disciplinari ossia i macrosettori SSD), e quindi non è molto utile nel panorama italiano, visto che è a eccessiva prevalenza di medici e bio, con qualche fisico e chimico, per creare un gruppo interessante, se non per il fatto che l'abbiamo già disponibile e da li' possiamo partire
2) siccome abbiamo detto che uno dei desiderata è di creare mappa di H index per SSD, allora tanto vale anche nel gruppo dobbiamo cercare di creare una regola di accesso equivalente. Per es. il TOP 10% di ogni SSD.
3) in questo modo saremmo di fatto anche un' Associazione che si prefigge di fare quanto Gelmini e ANVUR non sono riusciti a fare, per ora, in vista di dare suggerimenti
4) questione età: come dice Giacinto, non c'è niente di male, anzi è molto american, fare almeno una classe under 45. Non creare un NUOVO indice, ma solo fare 2 categorie
5) Per integrarci con VQR e proporre che sia utile per classificare individui, tanto vale facciamo le regole noi per il gruppo. Vi informo che al link http://www.minerva.unisa.it/serv/vqr e' disponibile un utile strumento di autovalutazione per la classificazione della produzione scientifica secondo il bando della VQR 2004-2010 per l'area CUN 09. Sono altresi' disponibili alcune indicazioni operative su come effettuare tale autovalutazione. Come vedete H index è un parametro riconosciuto ormai, ma NON universale.
6) molte delle cose dette dipendono intrinsecamente dal database usato. il Web of Science ( o meglio il WeB of Knowledge che risale al 1950) sarebbe il piu' completo, e di fatto segnala i meno giovani; se si sceglie Scopus che parte dal 1995 mi pare, e da tempo ha risolto il problema della disambiguità che altera i dati di Google Scholar ( e del derivato Publish or Perish), si privilegiano i giovani. Non ricorso cosa dice ANVUR in proposito.
Posto questi commenti sul blog.
In generele, consiglio a tutti per seguire il dibattito, di NON rispondere solo a me, che perdo traccia delle troppe emails che ricevo, ma di rispondere al blog commentando, oppure per email inviando a topitalianscientists@googlegroups.com (se siete iscritti al gruppo).
saluti, MC
vorrei chiarire il mio messaggio. Non intendo proporre algoritmi nuovi (peraltro già c'è ANVUR che lo fa eccome!).
Intendo dire solo il seguente
1) la presente lista TIS è "assoluta" e come tale non si integra bene nè con la precedente Highlycited (che divideva per settori), nè con ANVUR (che ha i vari GEV e classi, a sua volta connessi alle aree disciplinari ossia i macrosettori SSD), e quindi non è molto utile nel panorama italiano, visto che è a eccessiva prevalenza di medici e bio, con qualche fisico e chimico, per creare un gruppo interessante, se non per il fatto che l'abbiamo già disponibile e da li' possiamo partire
2) siccome abbiamo detto che uno dei desiderata è di creare mappa di H index per SSD, allora tanto vale anche nel gruppo dobbiamo cercare di creare una regola di accesso equivalente. Per es. il TOP 10% di ogni SSD.
3) in questo modo saremmo di fatto anche un' Associazione che si prefigge di fare quanto Gelmini e ANVUR non sono riusciti a fare, per ora, in vista di dare suggerimenti
4) questione età: come dice Giacinto, non c'è niente di male, anzi è molto american, fare almeno una classe under 45. Non creare un NUOVO indice, ma solo fare 2 categorie
5) Per integrarci con VQR e proporre che sia utile per classificare individui, tanto vale facciamo le regole noi per il gruppo. Vi informo che al link http://www.minerva.unisa.it/serv/vqr e' disponibile un utile strumento di autovalutazione per la classificazione della produzione scientifica secondo il bando della VQR 2004-2010 per l'area CUN 09. Sono altresi' disponibili alcune indicazioni operative su come effettuare tale autovalutazione. Come vedete H index è un parametro riconosciuto ormai, ma NON universale.
6) molte delle cose dette dipendono intrinsecamente dal database usato. il Web of Science ( o meglio il WeB of Knowledge che risale al 1950) sarebbe il piu' completo, e di fatto segnala i meno giovani; se si sceglie Scopus che parte dal 1995 mi pare, e da tempo ha risolto il problema della disambiguità che altera i dati di Google Scholar ( e del derivato Publish or Perish), si privilegiano i giovani. Non ricorso cosa dice ANVUR in proposito.
Posto questi commenti sul blog.
In generele, consiglio a tutti per seguire il dibattito, di NON rispondere solo a me, che perdo traccia delle troppe emails che ricevo, ma di rispondere al blog commentando, oppure per email inviando a topitalianscientists@googlegroups.com (se siete iscritti al gruppo).
saluti, MC
domenica 25 marzo 2012
risultati parziali sondaggi e qualche considerazione
Carissimi
i sondaggi sono stati aperti 3 gg., e in genere chi voleva votare ha votato. In ogni caso, a parte il mio nome, risultano molto graditi ai votanti i nomi in ordine progressivo di
Mannucci 13, Schwartz e Saino 12, Scoles 9, Stellacci 6, Cingolani Gambacorta Ghezzi Vacca e Folli 4, e altri con meno voti che pero' sono tutti invitati a farsi avanti come direttivo.
Io temo che nessuno di cui sopra vorrà prendere una carica di "presidente" o "chair", ma provo con la presente a chiedere comunque. Il Prof. Mannucci in particolare essendo stato fondatore del gruppo 2003, forse vede un conflitto. Chiedo a lui se puo' scrivere lui uno "statuto" o delle "regole" in modo che NON ci sia conflitto con il Gruppo2003, e quindi gli propongo proprio questa funzione, di curare i rapporti che siano cordiali e collaborativi con G03.
Concordo con la proposta di Giacinto Scoles, finche' non abbiamo un presidente, lavoriamo ad un gruppo "Proponente" piuttosto che direttivo.
Avrei piacere a sapere se di questi elencati almeno qualcuno entra, a parte Giacinto ovviamente, che vuole entrare nel "comitato proponente". Peter Schwartz, che peraltro e' autore della proposta documentata di abolizione del limite di eta' dei prof. universitari, dovrebbe assolutamente entrare.
Roberto Cingolani ovviamente ha una carica importante, come direttore di IIT, e forse se riesco a parlargli di persona in occasione di un seminario che faccio in settimana in IIT, riesco a convincerlo che si tratta di un gruppo apolitico, apartitico, che vuole fare proposte molto caute e concrete. Sarebbe importante averlo.
Tutti quelli che ho segnalato sarebbero importanti, perche' hanno contribuito a qualche intervento. Anche gli stranieri, per es. Francesco Stellacci e' uno dei giovani piu' promettenti in assoluto, come Liberato Manna che invece e' in Italia, come Franco Folli o Stefano Pluchino, i cui contributi sarebbero fondamentali.
Hanno votato fino a ora: 50 che non e' male dato che nel gruppo google sono entrati in ca.150.
Ho ricevuto la proposta aggiuntiva di presidenza da parte di Ettore Bartoli medico internista, e di grande carriera universitaria italiana, che essendo in congedo, mi dice avrebbe tempo. Naturalmente, i TIS sono a forte prevalenza medica e bio, e questo puo' anche essere visto come eccessivo. Daltronde, i medici hanno di fatto molta influenza nell'Universita', da sempre.
Un criterio per decidere bene come strutturarci verrà dal fatto di cosa poter fare per iniziare davvero. Gruppo2003, da quanto so, è partito davvero SOLO quando ha trovato un giornalista importante, in quel caso Roberto Satolli, e dei finanziatori, tra cui Regione Lombardia, e altri. Noi a chi possiamo ricorrere?
Io non avrei visto male di nascere come una costola, o un "blog" di Gruppo 2003, nel suo giornale Scienza in Rete, ma mi pare di capire da alcuni contatti con Mannucci, che non sia praticabile.
Mi farebbe piacere, chiunque voglia accettare di entrare nel comitato promotore, inclusi i votati di cui sopra, o Ettore, per mostrarsi motivati e per dare proposte, di scrivere una paginetta, basata sul blog dove ho raccolto la maggior parte di quanto e' successo sinora, e tenendo conto anche del sondaggio sui temi, che vedono la richiesta di
1) mappa di H index di tutti i docenti italiani (andrebbe estesa ai ricercatori). Si potrebbe cominciare da qualche parte mettendo su un sito, in cui poi chiunque può in modalità wiki porre il proprio H index. Naturalmente lo faranno solo quelli che hanno H alto. E potremmo fermarci qua. Che ne dite?
2) estendere modello ERC ad altri finanziamenti (su cui trovate un articolo completo nel blog, peraltro gia' passato alla Regione Puglia che forse lo prova a fare). Parlo di usare proprio il panel dei valutatori ERC.
3) fare con forza passare l'idea che h index e altri strumenti bibliografici non devono essere solo strumento di valutazione della università (VQR), la quale poi magari passi ad usare i soldi ricevuti con criteri diversi. Non si riesce ancora a far passare la valutazione dei singoli nelle idoneita' e nei concorsi locali. Questo mi pare impossibile come mission, possiamo solo scriver sui giornali, ma se non ce l'ha fatta la Gelmini, non ce la faremo certo noi, a parte una moral suasion.
Aggiungerei 4) proposta Schwartz eliminazione limite età pensionabile come pura age discrimination, da studiare come modalità, e 5) proposta Scoles, di trasferimento libero da una Università all'altra.
Rimane il fatto che per fare le cose di cui sopra 1 - 3, occorre gente che ci lavori, e io, conoscendo i miei tantissimi limiti, non posso fare tutto da solo. Se qualcuno avesse idee e mezzi (o idee per finanziamenti, anche se piccoli) su come fare, sarebbe il massimo!
Inserisco questi miei commenti sul blog.
Riguardo al farci aiutare da Via Academy, Mauro Esposti non mi ha risposto e quindi credo non sia interessato a collaborare, non so perche'. Non mi ha degnato nemmeno di una risposta diretta.
La fase che stiamo vivendo e' particolare, il Ministro Profumo sta andando avanti nella attuazione della Riforma Gelmini che ha luci ed ombre. Ricordo che la stessa sostanzialmente era ben vista da Gruppo2003, da molti ambienti Bocconiani (Perotti, Giavazzi, meno da Boeri), e da Confindustria. E' interessante notare che Confindustria, mentre perde pezzi importantissimi di grande industria come FIAT, ha una influenza notevolissima in Università e ricerca, in particolare tramite Gianfelice Rocca, che se non sbaglio ha un ruolo importante anche nel Board di IIT, Roberto Cingolani puo' confermare. Ne risulta però una Riforma che se da un lato sta tagliando finanziamenti, e specie al Sud, come ho dimostrato recentemente in articoli anche su corriere università, non è riuscita a introdurre meritocrazia nei concorsi. Quindi soffrono i giovani, e il rischio enorme che si corre è che mentre nei periodi di vacche grasse, oltre a fare entrare quasi chiunque, entrava anche qualche bravo, ora proprio i bravi non entrino più, per via dei tagli, e per via del fatto che si è rallentato tutto, ma non risulta nei concorsi niente di fermo e preciso sul criterio bibliometrico. L'università si sta trasformando in 2 categorie, serie A con i grandi Politecnici spinti comunque da Profumo e Confindustria, e le grandi Università (specie del Nord, ma anche Napoli e Palermo vengono salvate) che dovrebbero fare ricerca, dove per ricerca si intende quello che interessa la Confindustria delle Piccole e Medie imprese, quindi poco piu' che lavoro di sviluppo precompetitivo. Poca o niente ricerca di base. Per le facoltà umanistiche, la vedo nerissima. Per una strategia di lungo respiro, vogliamo sperare in IIT, che in effetti fa ricerca di base, e tuttavia non credo in tutti i possibili settori, ma molto concentrata in robotica e nano. Basterà? E' un quadro omogeneo? E il fatto di ridurre il numero di studenti drammaticamente, specie nelle materie umanistiche, sarà un bene per il paese? Questa visione di Confindustria, che vuole far pagare gli errori del passato di aver buttato via le scuole tecniche professionalizzanti, facendo fare questo ruolo all'Universita'. Per assurdo, il Politecnico di Torino e di Milano, diventeranno dei grandi istituti tecnici che in Germania sono le Fachhochschule. Insomma, università ridotta a scuole superiori. Questo mi pare il rischio.
Scusate la prolissità, aspetto commenti.
Buona domenica.
michele
i sondaggi sono stati aperti 3 gg., e in genere chi voleva votare ha votato. In ogni caso, a parte il mio nome, risultano molto graditi ai votanti i nomi in ordine progressivo di
Mannucci 13, Schwartz e Saino 12, Scoles 9, Stellacci 6, Cingolani Gambacorta Ghezzi Vacca e Folli 4, e altri con meno voti che pero' sono tutti invitati a farsi avanti come direttivo.
Io temo che nessuno di cui sopra vorrà prendere una carica di "presidente" o "chair", ma provo con la presente a chiedere comunque. Il Prof. Mannucci in particolare essendo stato fondatore del gruppo 2003, forse vede un conflitto. Chiedo a lui se puo' scrivere lui uno "statuto" o delle "regole" in modo che NON ci sia conflitto con il Gruppo2003, e quindi gli propongo proprio questa funzione, di curare i rapporti che siano cordiali e collaborativi con G03.
Concordo con la proposta di Giacinto Scoles, finche' non abbiamo un presidente, lavoriamo ad un gruppo "Proponente" piuttosto che direttivo.
Avrei piacere a sapere se di questi elencati almeno qualcuno entra, a parte Giacinto ovviamente, che vuole entrare nel "comitato proponente". Peter Schwartz, che peraltro e' autore della proposta documentata di abolizione del limite di eta' dei prof. universitari, dovrebbe assolutamente entrare.
Roberto Cingolani ovviamente ha una carica importante, come direttore di IIT, e forse se riesco a parlargli di persona in occasione di un seminario che faccio in settimana in IIT, riesco a convincerlo che si tratta di un gruppo apolitico, apartitico, che vuole fare proposte molto caute e concrete. Sarebbe importante averlo.
Tutti quelli che ho segnalato sarebbero importanti, perche' hanno contribuito a qualche intervento. Anche gli stranieri, per es. Francesco Stellacci e' uno dei giovani piu' promettenti in assoluto, come Liberato Manna che invece e' in Italia, come Franco Folli o Stefano Pluchino, i cui contributi sarebbero fondamentali.
Hanno votato fino a ora: 50 che non e' male dato che nel gruppo google sono entrati in ca.150.
Ho ricevuto la proposta aggiuntiva di presidenza da parte di Ettore Bartoli medico internista, e di grande carriera universitaria italiana, che essendo in congedo, mi dice avrebbe tempo. Naturalmente, i TIS sono a forte prevalenza medica e bio, e questo puo' anche essere visto come eccessivo. Daltronde, i medici hanno di fatto molta influenza nell'Universita', da sempre.
Un criterio per decidere bene come strutturarci verrà dal fatto di cosa poter fare per iniziare davvero. Gruppo2003, da quanto so, è partito davvero SOLO quando ha trovato un giornalista importante, in quel caso Roberto Satolli, e dei finanziatori, tra cui Regione Lombardia, e altri. Noi a chi possiamo ricorrere?
Io non avrei visto male di nascere come una costola, o un "blog" di Gruppo 2003, nel suo giornale Scienza in Rete, ma mi pare di capire da alcuni contatti con Mannucci, che non sia praticabile.
Mi farebbe piacere, chiunque voglia accettare di entrare nel comitato promotore, inclusi i votati di cui sopra, o Ettore, per mostrarsi motivati e per dare proposte, di scrivere una paginetta, basata sul blog dove ho raccolto la maggior parte di quanto e' successo sinora, e tenendo conto anche del sondaggio sui temi, che vedono la richiesta di
1) mappa di H index di tutti i docenti italiani (andrebbe estesa ai ricercatori). Si potrebbe cominciare da qualche parte mettendo su un sito, in cui poi chiunque può in modalità wiki porre il proprio H index. Naturalmente lo faranno solo quelli che hanno H alto. E potremmo fermarci qua. Che ne dite?
2) estendere modello ERC ad altri finanziamenti (su cui trovate un articolo completo nel blog, peraltro gia' passato alla Regione Puglia che forse lo prova a fare). Parlo di usare proprio il panel dei valutatori ERC.
3) fare con forza passare l'idea che h index e altri strumenti bibliografici non devono essere solo strumento di valutazione della università (VQR), la quale poi magari passi ad usare i soldi ricevuti con criteri diversi. Non si riesce ancora a far passare la valutazione dei singoli nelle idoneita' e nei concorsi locali. Questo mi pare impossibile come mission, possiamo solo scriver sui giornali, ma se non ce l'ha fatta la Gelmini, non ce la faremo certo noi, a parte una moral suasion.
Aggiungerei 4) proposta Schwartz eliminazione limite età pensionabile come pura age discrimination, da studiare come modalità, e 5) proposta Scoles, di trasferimento libero da una Università all'altra.
Rimane il fatto che per fare le cose di cui sopra 1 - 3, occorre gente che ci lavori, e io, conoscendo i miei tantissimi limiti, non posso fare tutto da solo. Se qualcuno avesse idee e mezzi (o idee per finanziamenti, anche se piccoli) su come fare, sarebbe il massimo!
Inserisco questi miei commenti sul blog.
Riguardo al farci aiutare da Via Academy, Mauro Esposti non mi ha risposto e quindi credo non sia interessato a collaborare, non so perche'. Non mi ha degnato nemmeno di una risposta diretta.
La fase che stiamo vivendo e' particolare, il Ministro Profumo sta andando avanti nella attuazione della Riforma Gelmini che ha luci ed ombre. Ricordo che la stessa sostanzialmente era ben vista da Gruppo2003, da molti ambienti Bocconiani (Perotti, Giavazzi, meno da Boeri), e da Confindustria. E' interessante notare che Confindustria, mentre perde pezzi importantissimi di grande industria come FIAT, ha una influenza notevolissima in Università e ricerca, in particolare tramite Gianfelice Rocca, che se non sbaglio ha un ruolo importante anche nel Board di IIT, Roberto Cingolani puo' confermare. Ne risulta però una Riforma che se da un lato sta tagliando finanziamenti, e specie al Sud, come ho dimostrato recentemente in articoli anche su corriere università, non è riuscita a introdurre meritocrazia nei concorsi. Quindi soffrono i giovani, e il rischio enorme che si corre è che mentre nei periodi di vacche grasse, oltre a fare entrare quasi chiunque, entrava anche qualche bravo, ora proprio i bravi non entrino più, per via dei tagli, e per via del fatto che si è rallentato tutto, ma non risulta nei concorsi niente di fermo e preciso sul criterio bibliometrico. L'università si sta trasformando in 2 categorie, serie A con i grandi Politecnici spinti comunque da Profumo e Confindustria, e le grandi Università (specie del Nord, ma anche Napoli e Palermo vengono salvate) che dovrebbero fare ricerca, dove per ricerca si intende quello che interessa la Confindustria delle Piccole e Medie imprese, quindi poco piu' che lavoro di sviluppo precompetitivo. Poca o niente ricerca di base. Per le facoltà umanistiche, la vedo nerissima. Per una strategia di lungo respiro, vogliamo sperare in IIT, che in effetti fa ricerca di base, e tuttavia non credo in tutti i possibili settori, ma molto concentrata in robotica e nano. Basterà? E' un quadro omogeneo? E il fatto di ridurre il numero di studenti drammaticamente, specie nelle materie umanistiche, sarà un bene per il paese? Questa visione di Confindustria, che vuole far pagare gli errori del passato di aver buttato via le scuole tecniche professionalizzanti, facendo fare questo ruolo all'Universita'. Per assurdo, il Politecnico di Torino e di Milano, diventeranno dei grandi istituti tecnici che in Germania sono le Fachhochschule. Insomma, università ridotta a scuole superiori. Questo mi pare il rischio.
Scusate la prolissità, aspetto commenti.
Buona domenica.
michele
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giovedì 22 marzo 2012
Da Nord a Sud, ecco come varia il costo dello studente - corriere Università 22 marzo 2012
Per l'articolo, vedere qua.
mercoledì 21 marzo 2012
VQR, sì alla valutazione, ma non al danno, o persino alla beffa - pubblicato su Corriere Università del 21 Marzo 2012
VQR, sì alla valutazione, ma non al danno. Vedasi qua.
martedì 20 marzo 2012
Perchè non fondare una Bocconi del Sud - La repubblica 20 marzo 2012 pag.32
laRepubblica
MARTEDÌ 20 MARZO 2012 pag. 32
LETTERE, COMMENTI&IDEE
Perché non fondare una Bocconi del Sud?
Michele Ciavarella e altre 9 firme
imechanica.org/node/12111
LA palude dell'università italiana non è colpa di Profumo: dal dopoguerra non ci sono state scelte strategiche. Ora, in piena crisi, un esempio viene dagli anni Thatcher: taglio del 20% con incentivi al prepensionamento, riduzione di corsi e mobilità docenti; valutazione meritocratica della ricerca (Rae e Rei); tutela dell'eccellenza di Oxbridge dai tagli; trasformazione di città decadenti in grandi campus universitari residenziali (oggi hanno ben 100 atenei pubblici). In Italia, per uscire dalla palude della crisi, abbiamo creato un gruppo di scienziati altamente citati secondo "h-index", e stiamo lanciando proposte. Pre e post-pensionamenti, supporto alla valutazione Anvur, rendendola funzionale al reclutamento, come in Uk. Nelle città del Sud il costo studente non solo è fino a due volte minore che al Nord, ma è stato tagliato del 10% negli ultimi tre anni, mentre il costo della vita è attraente. Perché Boeri non fonda una "Bocconi del Sud" e Profumo un "Politecnico del Sud"?
MARTEDÌ 20 MARZO 2012 pag. 32
LETTERE, COMMENTI&IDEE
Perché non fondare una Bocconi del Sud?
Michele Ciavarella e altre 9 firme
imechanica.org/node/12111
LA palude dell'università italiana non è colpa di Profumo: dal dopoguerra non ci sono state scelte strategiche. Ora, in piena crisi, un esempio viene dagli anni Thatcher: taglio del 20% con incentivi al prepensionamento, riduzione di corsi e mobilità docenti; valutazione meritocratica della ricerca (Rae e Rei); tutela dell'eccellenza di Oxbridge dai tagli; trasformazione di città decadenti in grandi campus universitari residenziali (oggi hanno ben 100 atenei pubblici). In Italia, per uscire dalla palude della crisi, abbiamo creato un gruppo di scienziati altamente citati secondo "h-index", e stiamo lanciando proposte. Pre e post-pensionamenti, supporto alla valutazione Anvur, rendendola funzionale al reclutamento, come in Uk. Nelle città del Sud il costo studente non solo è fino a due volte minore che al Nord, ma è stato tagliato del 10% negli ultimi tre anni, mentre il costo della vita è attraente. Perché Boeri non fonda una "Bocconi del Sud" e Profumo un "Politecnico del Sud"?
lunedì 19 marzo 2012
Con viva cordialità, da P.G. Righetti (rottamato da 1/11/2011).
Caro Ciavarella,
questa iniziativa è decisamente interessante ed ha tutto il mio plauso. E’ meritoria anche la proposta di modulare l’età pensionabile in base alla meritocrazia (cito testualmente quanto da te scritto: “un’estensione dell’età pensionabile come in USA, per chi è particolarmente attivo e dimostra eccezionali capacità”). E’ quello per cui mi sono sempre battuto. Sopratutto oggi che pensionare tout court in base all’età, senza entrare nei meriti scientifici e del valore del “pensionando” è pura follia, anche in vista del fatto che il nostro pensionamento NON apre spazi per i giovani, a causa del mancato turnover, e serve solo a dissanguare una già esausta università. Io ho lottato fermamente contro questo e siccome lo scorso primo novembre ho raggiunto i 70 anni, ho cercato di convincere il Rettore che era un atto di pura follia sbarazzarsi di un top gun (ho aperto un laboratorio di proteomica qui al Poli di Milano sei anni fa che è il fiore all’occhiello di tutto l’ateneo ed è tra i primi laboratori al mondo nel settore!). Ma non c’è stato verso: i rettori sono fedeli ai dettami di Roma (schiavi di Roma, come dice il nostro inno nazionale) e si guardano bene di opporsi a leggi inique. Così sono stato “rottamato”, senza che questo potesse giovare ai miei giovani collaboratori nè portare beneficio di sorta ai nostri atenei. In compenso, continuo ad andare in giro per il mondo a ricevere prestigiosi premi (vedi i due allegati) ma non c’è da preoccuparsi: ai nostri beneamati rettori NON pare che questo interessi, l’importante è seguire fedelmente l’orrenda riforma Gelminiana che ha fatto disastri incalcolabili e ha prostrato definitivamente i nostri atenei pubblici (sicuramente a vantaggio di quelli privati). Un classico esempio? Quando si lottava contro la sua riforma, la Gelmini strillava sui giornali che noi eravamo contro la meritocrazia (parola che in bocca sua ha sempre avuto il sapore di segnali di fumo da indiani metropolitani) e che eravamo a favore dei baroni e del nepotismo. Infatti, era lei che andava a braccetto (e tuttora ci va) con il Frati, il despota della Sapienza di Roma che ha colonizzato l’università intera trasformandola in un convento in cui i suoi fraticelli (parenti ed affini) si godono prebende senza averne diritto. Fosse stata onesta, avrebbe acquistato spazi pubblicitari sui giornali condannandolo duramente e chiedendo la sua testa. Ve la immaginate la Gelmini in piede di guerra contro i baroni e i mafiosi che sono la rovina della nostra università? Una barzelletta colossale.
Ripeto, plaudo fortemente a questa tua iniziativa e ti autorizzo a pubblicare questa mia missiva dovunque tu ritenga opportuna.
Con viva cordialità, P.G. Righetti (rottamato da 1/11/2011).
questa iniziativa è decisamente interessante ed ha tutto il mio plauso. E’ meritoria anche la proposta di modulare l’età pensionabile in base alla meritocrazia (cito testualmente quanto da te scritto: “un’estensione dell’età pensionabile come in USA, per chi è particolarmente attivo e dimostra eccezionali capacità”). E’ quello per cui mi sono sempre battuto. Sopratutto oggi che pensionare tout court in base all’età, senza entrare nei meriti scientifici e del valore del “pensionando” è pura follia, anche in vista del fatto che il nostro pensionamento NON apre spazi per i giovani, a causa del mancato turnover, e serve solo a dissanguare una già esausta università. Io ho lottato fermamente contro questo e siccome lo scorso primo novembre ho raggiunto i 70 anni, ho cercato di convincere il Rettore che era un atto di pura follia sbarazzarsi di un top gun (ho aperto un laboratorio di proteomica qui al Poli di Milano sei anni fa che è il fiore all’occhiello di tutto l’ateneo ed è tra i primi laboratori al mondo nel settore!). Ma non c’è stato verso: i rettori sono fedeli ai dettami di Roma (schiavi di Roma, come dice il nostro inno nazionale) e si guardano bene di opporsi a leggi inique. Così sono stato “rottamato”, senza che questo potesse giovare ai miei giovani collaboratori nè portare beneficio di sorta ai nostri atenei. In compenso, continuo ad andare in giro per il mondo a ricevere prestigiosi premi (vedi i due allegati) ma non c’è da preoccuparsi: ai nostri beneamati rettori NON pare che questo interessi, l’importante è seguire fedelmente l’orrenda riforma Gelminiana che ha fatto disastri incalcolabili e ha prostrato definitivamente i nostri atenei pubblici (sicuramente a vantaggio di quelli privati). Un classico esempio? Quando si lottava contro la sua riforma, la Gelmini strillava sui giornali che noi eravamo contro la meritocrazia (parola che in bocca sua ha sempre avuto il sapore di segnali di fumo da indiani metropolitani) e che eravamo a favore dei baroni e del nepotismo. Infatti, era lei che andava a braccetto (e tuttora ci va) con il Frati, il despota della Sapienza di Roma che ha colonizzato l’università intera trasformandola in un convento in cui i suoi fraticelli (parenti ed affini) si godono prebende senza averne diritto. Fosse stata onesta, avrebbe acquistato spazi pubblicitari sui giornali condannandolo duramente e chiedendo la sua testa. Ve la immaginate la Gelmini in piede di guerra contro i baroni e i mafiosi che sono la rovina della nostra università? Una barzelletta colossale.
Ripeto, plaudo fortemente a questa tua iniziativa e ti autorizzo a pubblicare questa mia missiva dovunque tu ritenga opportuna.
Con viva cordialità, P.G. Righetti (rottamato da 1/11/2011).
domenica 18 marzo 2012
comunicazioni varie 18marzo 2012
Carissimi
di ritorno dal convegno COSAU, che e'stato un successo e per cui ringrazio gli organizzatori, volevo ringraziare i molti interventi su unilex riguardo la mia risposta a Tito Boeri, che con altri amici, forse riusciamo a pubblicare in forma compressa su Repubblica Nazionale come lettera.
Vi volevo segnalare che il gruppo Top Italian Scientists sta andando bene, e non vogliamo limitarlo ai famosi 2500 della classifica nota, ma estenderlo per es. ai top 10% di ogni settore, in modo da rendere evidente che costoro dovrebbero passare alle idoneità nazionali, per esempio. Segnalateci quindi chi ha i dati per ogni SSD relativi agli h-index, e noi potremo raccoglierli, insieme magari alle società scientifiche, e le vecchie ''giunte'' dei SSD. Cercheremo di comunicare appunto con i presidenti delle giunte. Ma si noti che i dati sono pubblici e i nomi pure, quindi non si viola niente a rendere le classifiche note, e' solo il lavoro che ANVUR avrebbe dovuto fare secondo molti, e che invece fa a livello di università, paradossalmente rischiando anche la beffa per i ricercatori meritevoli.
Per chi mi ha chiesto il link alla abolizione della eta pensione in UK
http://www.eurofound.europa.eu/eiro/2011/02/articles/uk1102039i.htm
Infine, se ritenete di voler entrare nel gruppo top italian scientists, tutti i links facebook, google groups e blog sono nell'annuncio internazionale su imechanica.org, http://imechanica.org/node/12111, ossia cliccando qua.
saluti, michele ciavarella
di ritorno dal convegno COSAU, che e'stato un successo e per cui ringrazio gli organizzatori, volevo ringraziare i molti interventi su unilex riguardo la mia risposta a Tito Boeri, che con altri amici, forse riusciamo a pubblicare in forma compressa su Repubblica Nazionale come lettera.
Vi volevo segnalare che il gruppo Top Italian Scientists sta andando bene, e non vogliamo limitarlo ai famosi 2500 della classifica nota, ma estenderlo per es. ai top 10% di ogni settore, in modo da rendere evidente che costoro dovrebbero passare alle idoneità nazionali, per esempio. Segnalateci quindi chi ha i dati per ogni SSD relativi agli h-index, e noi potremo raccoglierli, insieme magari alle società scientifiche, e le vecchie ''giunte'' dei SSD. Cercheremo di comunicare appunto con i presidenti delle giunte. Ma si noti che i dati sono pubblici e i nomi pure, quindi non si viola niente a rendere le classifiche note, e' solo il lavoro che ANVUR avrebbe dovuto fare secondo molti, e che invece fa a livello di università, paradossalmente rischiando anche la beffa per i ricercatori meritevoli.
Per chi mi ha chiesto il link alla abolizione della eta pensione in UK
http://www.eurofound.europa.eu/eiro/2011/02/articles/uk1102039i.htm
Infine, se ritenete di voler entrare nel gruppo top italian scientists, tutti i links facebook, google groups e blog sono nell'annuncio internazionale su imechanica.org, http://imechanica.org/node/12111, ossia cliccando qua.
saluti, michele ciavarella
venerdì 16 marzo 2012
proposte da Dr. Stefano Fais, M.D., Ph.D
Caro Michele,
ti ringrazio della mail ed apprezzo la tua iniziativa. Credo però che se vogliamo cercare di creare un volano positivo per la ricerca bisogna parlare dei problemi in maniera schietta e sincera. Di fatto nessun cambiamento vero può essere generato da una scarsa voglia del cambiamento stesso.
Comincerei a parlare della ricerca scientifica in generale, non solo relativa all'italia, che ha dei problemi specifici che si sommano a quelli generali. I punti che vorrei discutere in generale sono:
1.Scarsissimo potere contrattuale di chi si occupa di ricerca scientifica. Il nostro è un mestiere comunque mal pagato, molto difficile ed in continua competizione con il mondo intero. Perchè un giovane con delle giuste aspettative di un giovane e dal cervello vivace dovrebbe pensare di intraprendere la carriera del ricercatore? Credo che onestamente si possa dire che troppo spesso ci si deve accontentare di quello che arriva. Questo è vero globalmente perchè ovunque sempre di più l'ambiente della ricerca, ed in particolare in USA, è pieno di gente che viene da altri paesi (cina, india, pakistan, paesi dell'est europeo) ed i giovani provenienti da condizioni più agiate scelgono di fare altro.
2.Il calderone della ricerca, che mette insieme fisica, biologia, medicina etc. Trovo sia sbagliatissimo. Perchè mentre è condivisibilissimo un pool generale per l'aumento delle conoscenze, purtroppo i problemi di chi deve scoprire una terapia nei confronti delle malattie maggiori sono molto diversi da chi si occupa di energia o di DNA un pò troppo al fine generale della sola conoscenza. La realtà è che sono alcuni decenni che non si scoprono terapie nei confronti delle malattie maggiori che siano in grado di curare le stesse. Ed è paradossale che nei periodi nei quali NON ESISTEVANO PROGETTI DI RICERCA si scopriva molto di più. Di fatto i progetti di ricerca sono nati sul modello dei progetti NASA, senza considerare che una cosa è progettare di arrivare sulla luna ben altro è curare il cancro. Prova ne sia che personaggi ricchi e potenti e che hanno prodotto dati non da poco in ambito tecnologico, come Steve Jobs, sono morti di cancro ancora giovani. Certo bisogna rilevare che sempre meno medici si dedicano alla ricerca e questo potrebbe rappresentare uno dei problemi. A tal fine allego un articolo comparso su Financial Times nel 2008, che potrebbe sollevare tematiche interessanti.
3.La necessità di Progetti Strategici, e non una pioggia di finanziamenti, come è successo in particolare nel modello CNR. Il nuovo modello deve considerare la possibilità che un ricercatore si ricicli in un ambito strategico, senza pensare di occuparsi tutta la vita solo di una proteina o un gene o di un neutrino. Dovrebbe essere mandatorio per un ricercatore occuparsi appunto di scienza senza frontiere.
4.Cercare di tenere ben distinte Scienza e Tecnologia. La tecnologia, anche perchè più comprensibile e vendibile, sta prendendo il sopravvento sulla scienza, con i risultati ai quali noi stiamo assistendo.
Il mio sembra un atteggiamento polemico e non costruttivo, ma al contrario vorrei lucidamente porre al centro dell'attenzione lo scadimento progressivo del nostro mestiere e dei risultati del nostro mestiere. E al di là dell'H-index, del prestigio che alcuni di noi si sono guadagnati e di quello che si può fare per sopravvivere nonostante tutto, credo che tra non molto tempo non solo i governi, ma la gente comune, potrebbe interrogarsi seriamente sulla importanza della esistenza del nostro mestiere.
cordiali saluti
stefano
Dr. Stefano Fais, M.D., Ph.D,
Direttore Reparto Farmaci Antitumorali
Dipartimento del Farmaco
Istituto Superiore di Sanità
Head Anti-Tumour Drugs Section
Department of Therapeutic Research and Medicines Evaluation
National Institute of Health
Viale Regina Elena, 299
00161 - Roma
E-mail: stefano.fais@iss.it
ti ringrazio della mail ed apprezzo la tua iniziativa. Credo però che se vogliamo cercare di creare un volano positivo per la ricerca bisogna parlare dei problemi in maniera schietta e sincera. Di fatto nessun cambiamento vero può essere generato da una scarsa voglia del cambiamento stesso.
Comincerei a parlare della ricerca scientifica in generale, non solo relativa all'italia, che ha dei problemi specifici che si sommano a quelli generali. I punti che vorrei discutere in generale sono:
1.Scarsissimo potere contrattuale di chi si occupa di ricerca scientifica. Il nostro è un mestiere comunque mal pagato, molto difficile ed in continua competizione con il mondo intero. Perchè un giovane con delle giuste aspettative di un giovane e dal cervello vivace dovrebbe pensare di intraprendere la carriera del ricercatore? Credo che onestamente si possa dire che troppo spesso ci si deve accontentare di quello che arriva. Questo è vero globalmente perchè ovunque sempre di più l'ambiente della ricerca, ed in particolare in USA, è pieno di gente che viene da altri paesi (cina, india, pakistan, paesi dell'est europeo) ed i giovani provenienti da condizioni più agiate scelgono di fare altro.
2.Il calderone della ricerca, che mette insieme fisica, biologia, medicina etc. Trovo sia sbagliatissimo. Perchè mentre è condivisibilissimo un pool generale per l'aumento delle conoscenze, purtroppo i problemi di chi deve scoprire una terapia nei confronti delle malattie maggiori sono molto diversi da chi si occupa di energia o di DNA un pò troppo al fine generale della sola conoscenza. La realtà è che sono alcuni decenni che non si scoprono terapie nei confronti delle malattie maggiori che siano in grado di curare le stesse. Ed è paradossale che nei periodi nei quali NON ESISTEVANO PROGETTI DI RICERCA si scopriva molto di più. Di fatto i progetti di ricerca sono nati sul modello dei progetti NASA, senza considerare che una cosa è progettare di arrivare sulla luna ben altro è curare il cancro. Prova ne sia che personaggi ricchi e potenti e che hanno prodotto dati non da poco in ambito tecnologico, come Steve Jobs, sono morti di cancro ancora giovani. Certo bisogna rilevare che sempre meno medici si dedicano alla ricerca e questo potrebbe rappresentare uno dei problemi. A tal fine allego un articolo comparso su Financial Times nel 2008, che potrebbe sollevare tematiche interessanti.
3.La necessità di Progetti Strategici, e non una pioggia di finanziamenti, come è successo in particolare nel modello CNR. Il nuovo modello deve considerare la possibilità che un ricercatore si ricicli in un ambito strategico, senza pensare di occuparsi tutta la vita solo di una proteina o un gene o di un neutrino. Dovrebbe essere mandatorio per un ricercatore occuparsi appunto di scienza senza frontiere.
4.Cercare di tenere ben distinte Scienza e Tecnologia. La tecnologia, anche perchè più comprensibile e vendibile, sta prendendo il sopravvento sulla scienza, con i risultati ai quali noi stiamo assistendo.
Il mio sembra un atteggiamento polemico e non costruttivo, ma al contrario vorrei lucidamente porre al centro dell'attenzione lo scadimento progressivo del nostro mestiere e dei risultati del nostro mestiere. E al di là dell'H-index, del prestigio che alcuni di noi si sono guadagnati e di quello che si può fare per sopravvivere nonostante tutto, credo che tra non molto tempo non solo i governi, ma la gente comune, potrebbe interrogarsi seriamente sulla importanza della esistenza del nostro mestiere.
cordiali saluti
stefano
Dr. Stefano Fais, M.D., Ph.D,
Direttore Reparto Farmaci Antitumorali
Dipartimento del Farmaco
Istituto Superiore di Sanità
Head Anti-Tumour Drugs Section
Department of Therapeutic Research and Medicines Evaluation
National Institute of Health
Viale Regina Elena, 299
00161 - Roma
E-mail: stefano.fais@iss.it
mercoledì 14 marzo 2012
Imitare gli schemi di pensionamento delle università inglesi degli anni ’80-’90 e proporre anche un post-pensionamento?
Imitare gli schemi di pensionamento delle università inglesi degli anni ’80-’90 e proporre anche un post-pensionamento?
di Michele Ciavarella, Politecnico di Bari, delegato al RETTORE al CNR, Humboldt Fellow, TUHH Hamburg (D)
Fabio Fornara, PhD, Universita' degli Studi di Milano, ERC Holder
Stefano Pluchino, MD, PhD Lecturer in Brain Repair, University of Cambridge UK, ERC Holder
Dana Branzei, Ph.D, Head of the "DNA repair" lab, U. Milano, ERC Holder
Cristiano Collettini, Dip Scienze della Terra Univ di Perugia, ERC Holder
Grazyna E. Ptak PhD DSc, ricercatore Dip di Scienze Biomediche Comparate, Università di Teramo ERC Holder
In UK negli anni ’80-90, dopo i tagli della Thatcher, che somigliano ai tagli iniziati con il Ministro Gelmini e che continuano con il ministro Profumo, si trovò molto ragionevole procedere a prepensionamenti. A causa della tenure, furono inviati “inviti ad andare in pensione”, estesi a categorie di accademici, inizialmente tutti gli over 60 (l'età pensionabile normale era 65), anche se fu creato un criterio di "interesse manageriale". Ad esempio, se l’accademico aveva una posizione che l'Università doveva immediatamente sostituire, l'argomento per il prepensionamento era gravemente indebolito. Lo staff delle Università aveva un proprio schema di pensionamento indipendente e, nel 1980 potè assorbire prepensionamenti con qualche integrazione del governo. Altri inviti selettivi al pensionamento anticipato furono portati avanti, con condizioni abbastanza generose. Il numero di pensionamenti era tale che il reclutamento di giovani (meno costoso) è continuato, producendo una distribuzione per età del personale che divenne più salutare rispetto al passato. La promozione del personale è continuata sul merito, indipendente dal costo (invece in Italia siamo ormai ancorati a considerare per es un esterno, “costoso”). Molti accademici hanno continuato l'insegnamento dopo il pensionamento sui contratti con pagamento in base alle ore insegnate.
Una proposta per l’Italia di oggi potrebbe partire dall’esperienza inglese, aggiungendo le recenti normative contro la “age discrimination”, che pare stanno per essere accolte già in UK, e quindi dovranno esserlo anche in Italia. Oggi infatti non ha senso proporre pensionamenti sulla base dell’età ai docenti universitari se il blocco del turn-over metterà in seria crisi l’intera Università italiana in caduta libera di personale. Discriminare poi sulla base della categoria, differenziando anche l’età pensionabile, ancora peggio. Sarebbe auspicabile invece un mix di azioni di prepensionamento su base volontaria e incentivata, e al tempo stesso, un’estensione dell’età pensionabile come in USA, per chi è particolarmente attivo e dimostra eccezionali capacità. Queste capacità potrebbero essere valutate da commissioni interne all’Ateneo, ma anche con componenti esterni nazionali e internazionali di alto livello. Nelle more del funzionamento di ANVUR che è già oberata di troppi compiti, per es. si potrebbe optare per valutatori estratti dai migliori 2500 scienziati Italiani della classifica VIA-ACademy http://www.topitalianscientists.org/Top_italian_scientists_VIA-Academy.aspx e naturalmente agli stessi si dovrebbe offrire a maggior ragione, se sono in servizio in Italia, un automatico riconoscimento avendo h-index >30. D’altro canto, che senso ha aver introdotto, se non formalmente, almeno informalmente in molti SSD, dei criteri minimi per passare di categoria, e dei criteri minimi per entrare nelle commissioni, se non è prevista qualche forma di distinzione anche per gli ordinari? In altre parole, solo i migliori 50% degli ordinari dovrebbero entrare nelle commissioni, e allo stesso tempo, solo a loro dovrebbe essere data la possibilità di restare in servizio. A coloro che sono al disotto della mediana, oltre a non partecipare alle commissioni di concorso, dovrebbe essere reso più difficile, a meno di non limitarsi a puro insegnamento, il proseguimento delle attività di ricerca, se non su base volontaria. Il tutto per avere un quadro coerente e meritocratico.
Naturalmente, la preoccupazione che gli anziani possano ancorarsi al posto a vita, specie chi ha cariche importanti, va scongiurata, da un lato mettendo dei vincoli agli eccessi sulle cariche, e dall’altro favorendo soprattutto l’insegnamento, come in UK, ma anche in USA, dove un anziano viene sfavorito sia nei finanziamenti che nell’insegnamento, finchè deve davvero essere estremamente motivato per restare. Una pensione ancora alta come per chi va in pensione ora, integrata da ulteriori incentivi, dovrebbe essere motivo sufficiente ad alcuni prepensionamenti. In Italia poi la curva di pensionamenti è talmente forte nei prossimi anni, che piuttosto che i prepensionamenti, sarebbe da auspicare lo sblocco del turn-over. Ma lasciare qualche grande scienziato operativo, magari compensando in questo modo lo sblocco del turn over, non deve ostacolare l’assunzione di giovani. In altre parole, se l’anziano che resta in servizio viene calcolato da quella percentuale di posti di blocco turn over che comunque andrebbero persi, non sussiste il rischio che questo blocchi dei posti dei giovani.
di Michele Ciavarella, Politecnico di Bari, delegato al RETTORE al CNR, Humboldt Fellow, TUHH Hamburg (D)
Fabio Fornara, PhD, Universita' degli Studi di Milano, ERC Holder
Stefano Pluchino, MD, PhD Lecturer in Brain Repair, University of Cambridge UK, ERC Holder
Dana Branzei, Ph.D, Head of the "DNA repair" lab, U. Milano, ERC Holder
Cristiano Collettini, Dip Scienze della Terra Univ di Perugia, ERC Holder
Grazyna E. Ptak PhD DSc, ricercatore Dip di Scienze Biomediche Comparate, Università di Teramo ERC Holder
In UK negli anni ’80-90, dopo i tagli della Thatcher, che somigliano ai tagli iniziati con il Ministro Gelmini e che continuano con il ministro Profumo, si trovò molto ragionevole procedere a prepensionamenti. A causa della tenure, furono inviati “inviti ad andare in pensione”, estesi a categorie di accademici, inizialmente tutti gli over 60 (l'età pensionabile normale era 65), anche se fu creato un criterio di "interesse manageriale". Ad esempio, se l’accademico aveva una posizione che l'Università doveva immediatamente sostituire, l'argomento per il prepensionamento era gravemente indebolito. Lo staff delle Università aveva un proprio schema di pensionamento indipendente e, nel 1980 potè assorbire prepensionamenti con qualche integrazione del governo. Altri inviti selettivi al pensionamento anticipato furono portati avanti, con condizioni abbastanza generose. Il numero di pensionamenti era tale che il reclutamento di giovani (meno costoso) è continuato, producendo una distribuzione per età del personale che divenne più salutare rispetto al passato. La promozione del personale è continuata sul merito, indipendente dal costo (invece in Italia siamo ormai ancorati a considerare per es un esterno, “costoso”). Molti accademici hanno continuato l'insegnamento dopo il pensionamento sui contratti con pagamento in base alle ore insegnate.
Una proposta per l’Italia di oggi potrebbe partire dall’esperienza inglese, aggiungendo le recenti normative contro la “age discrimination”, che pare stanno per essere accolte già in UK, e quindi dovranno esserlo anche in Italia. Oggi infatti non ha senso proporre pensionamenti sulla base dell’età ai docenti universitari se il blocco del turn-over metterà in seria crisi l’intera Università italiana in caduta libera di personale. Discriminare poi sulla base della categoria, differenziando anche l’età pensionabile, ancora peggio. Sarebbe auspicabile invece un mix di azioni di prepensionamento su base volontaria e incentivata, e al tempo stesso, un’estensione dell’età pensionabile come in USA, per chi è particolarmente attivo e dimostra eccezionali capacità. Queste capacità potrebbero essere valutate da commissioni interne all’Ateneo, ma anche con componenti esterni nazionali e internazionali di alto livello. Nelle more del funzionamento di ANVUR che è già oberata di troppi compiti, per es. si potrebbe optare per valutatori estratti dai migliori 2500 scienziati Italiani della classifica VIA-ACademy http://www.topitalianscientists.org/Top_italian_scientists_VIA-Academy.aspx e naturalmente agli stessi si dovrebbe offrire a maggior ragione, se sono in servizio in Italia, un automatico riconoscimento avendo h-index >30. D’altro canto, che senso ha aver introdotto, se non formalmente, almeno informalmente in molti SSD, dei criteri minimi per passare di categoria, e dei criteri minimi per entrare nelle commissioni, se non è prevista qualche forma di distinzione anche per gli ordinari? In altre parole, solo i migliori 50% degli ordinari dovrebbero entrare nelle commissioni, e allo stesso tempo, solo a loro dovrebbe essere data la possibilità di restare in servizio. A coloro che sono al disotto della mediana, oltre a non partecipare alle commissioni di concorso, dovrebbe essere reso più difficile, a meno di non limitarsi a puro insegnamento, il proseguimento delle attività di ricerca, se non su base volontaria. Il tutto per avere un quadro coerente e meritocratico.
Naturalmente, la preoccupazione che gli anziani possano ancorarsi al posto a vita, specie chi ha cariche importanti, va scongiurata, da un lato mettendo dei vincoli agli eccessi sulle cariche, e dall’altro favorendo soprattutto l’insegnamento, come in UK, ma anche in USA, dove un anziano viene sfavorito sia nei finanziamenti che nell’insegnamento, finchè deve davvero essere estremamente motivato per restare. Una pensione ancora alta come per chi va in pensione ora, integrata da ulteriori incentivi, dovrebbe essere motivo sufficiente ad alcuni prepensionamenti. In Italia poi la curva di pensionamenti è talmente forte nei prossimi anni, che piuttosto che i prepensionamenti, sarebbe da auspicare lo sblocco del turn-over. Ma lasciare qualche grande scienziato operativo, magari compensando in questo modo lo sblocco del turn over, non deve ostacolare l’assunzione di giovani. In altre parole, se l’anziano che resta in servizio viene calcolato da quella percentuale di posti di blocco turn over che comunque andrebbero persi, non sussiste il rischio che questo blocchi dei posti dei giovani.
Finanziamenti mirati e meritocratici, e non alle “cordate” (ovvero di fatto a pioggia)!
Finanziamenti mirati e meritocratici, e non alle “cordate” (ovvero di fatto a pioggia)!
di Michele Ciavarella, Politecnico di Bari, delegato al RETTORE al CNR, Humboldt Fellow, TUHH Hamburg (D)
Fabio Fornara, PhD, Universita' degli Studi di Milano, ERC Holder
Stefano Pluchino, MD, PhD Lecturer in Brain Repair, University of Cambridge UK, ERC Holder
Dana Branzei, Ph.D, Head of the "DNA repair" lab, U. Milano, ERC Holder
Cristiano Collettini, Dip Scienze della Terra Univ di Perugia, ERC Holder
Grazyna E. Ptak PhD DSc, ricercatore Dip di Scienze Biomediche Comparate, Università di Teramo ERC Holder
Leggiamo con interesse la lettera del Prof. Ghidini al Direttore del Corriere, che tuttavia appare in discreto contrasto con i recenti dibattiti sul finanziamento della Ricerca di Base. Sul Sole24Ore di inizio Gennaio, infatti, autorevoli Rettori di importanti Università e, per la parte del reclutamento, anche alcuni di noi (“Concorsi e leggi non sono ancora uguali per tutti, Sole24ore del 11 Gennaio), hanno scritto commenti che al Prof. Ghidini devono essere sfuggiti. Sui progetti PRIN, di cui egli parla bene, ci sono state critiche unanimi al meccanismo di “cordata” che lui sembra preferire a quello del merito individuale, e la cui scelta in realtà nasconde una nostra incapacità, nonostante la nuova struttura ANVUR, di “valutare” come dice già il Rettore della Bocconi Prof. Tabellini (la sindrome di “Bertoldo”). Invece, gli scienziati italiani sono eccezionalmente bravi a vincere i progetti ERC (European Research Council), i più prestigiosi riconoscimenti di entità considerevole e che sono basati esclusivamente sul merito individuale (ordine di grandezza del milione di Euro), ma che i singoli ricercatori italiani decidono in gran parte di portare all’estero.
Il Prof. Tabellini ha mostrato che i PRIN finiranno esattamente per essere a pioggia, e in più avendo delegato la selezione alle singole Università, appare enorme il rischio che la valutazione sia tuttaltro che meritocratica, e la “grandezza > X” del progetto che chiede il Prof. Ghidini, non pare affatto qualcosa di positivo. Il termine “finanziamento a pioggia”, che per primo usò Felice Ippolito già negli anni ’60, forse oggi è abusato ed è eccessivamente connotato in modo negativo. Si è usato per la Cassa del Mezzogiorno, che obiettivamente ha creato più “cattedrali nel deserto”, e fenomeni di malaffare, che reali occasioni di sviluppo, ma non perché mancassero le cordate! Bisogna andare a fondo per spiegare come mai il Sud Italia è ancora regione della Convergenza, mentre la Germania in pochi anni ha integrato l’Est, che pure veniva da una condizione persino politicamente diversa e molto in ritardo. Forse i fondi investiti in termini di quantità (0,5% del PIL), pur in presenza di una legislazione speciale, sono stati inferiori agli investimenti pubblici realizzati in via ordinaria negli stessi anni nel Nord del paese (35% del PIL) [Cassa per il Mezzogiorno. Dodici anni, 1950-1962, Bari, Laterza, 1962, 5 vol 1], e ancora di più inferiori a quelli che la Germania ha potuto investire nell’est in deroga persino alle leggi sugli aiuti di stato europee.
Nella ricerca di base, il passaggio dal finanziamento “a pioggia” è stato richiamato quando i Centri di Eccellenza del MIUR finanziati nel 2001 con il Ministro Moratti, vennero chiusi dicendo che dopo solo 3 anni di attività si sarebbe dovuto arrivare all’autofinanziamento (cosa che non ha paragoni nel mondo). Si è provato allora il finanziamento ancora più concentrato e con fondazione di diritto privato IIT, l’Istituto Italiano della Tecnologia, che pur diretto da un eccellente manager, non ha ancora reclutato nessuno dei primi 100 cervelli italiani secondo la classifica Via-Academy, e nemmeno premi Nobel, anche se è presto per fare bilanci. Non siamo certo qui a pretendere che, come si chiedeva ai Centri di Eccellenza, si autofinanzi dopo solo 10 anni dall’attivazione.
Tornando ai progetti ERC, gli italiani non hanno fiducia delle proprie strutture di provenienza, che spesso li hanno formati a livello eccellente, a costi enormi per lo Stato, ma che poi abbandonano con l’occasione dei finanziamenti, paradossalmente portando il cospicuo finanziamento all’estero, oltre che il proprio “cervello”. Nature in un articolo di Alison Abbott, citando una lettera di 30 vincitori di ERC all'ex ministro Gelmini, aveva chiesto condizioni speciali per tali “eccellenti”, il chè aveva dato forse la spinta ad inserire nella legge Gelmini un apposito concorso (art.29) per fare “chiamare” in modo diretto questi soggetti già valutati tali da organismi così prestigiosi.
Nel FIRB-Futuro in ricerca degli anni passati, che ha visto i giovani lanciarsi con grandi speranze (3 miliardi di Eu di progetti pervenuti contro i 50 ml. di finanziamento), e un processo di valutazione molto arbitrario con un solo reviewer lasciato inconsapevole della vera soglia di ammissibilità del progetto – si è creata quindi una difficoltà a scegliere l’eccellente, costretti a trascurare progetti che erano davvero sullo stesso piano di quelli finanziati, con il paradosso di vedere nei giudizi criteri di eccellenza, ma nei numeri, pochi punti in meno rendere il progetto non finanziabile. Anche discutibile la scelta del Prof. Ghidini di privilegiare solo certi settori – “ad esempio bio e nano-tecnologie, robotica e informatica”: sulla base di quale modello a priori di scelta?
Condivido quindi lo slancio a superare nanismo e provincialismo, e lo rilancio suggerendo un approccio più europeo, e concretamente funzionante. Una proposta per la ricerca di base o anche applicata potrebbe essere quella di imitare il funzionamento dei grants ERC, utilizzando i valutatori scelti negli elenchi ERC, per i prossimi PRIN, e anche a livello regionale, soprattutto nelle regioni della Convergenza, che hanno a disposizione fondi Europei anche per la ricerca. Il Consiglio Europeo della Ricerca (in inglese European Research Council - ERC) è la prima agenzia dell'Unione Europea dedicata al supporto della ricerca scientifica di frontiera incentrata sul ruolo del ricercatore investigator. Il grant ERC è di grande successo, e appunto sostituisce precedenti meccanismi di finanziamento della ricerca di base troppo soggetti ad esercizi di cordate. La sensazione generalizzata è che ERC costituisca un significativo miglioramento, vedasi http://erc.europa.eu/success-stories per alcune storie di successo. Sarebbe auspicabile che il nuovo Ministro Profumo, competente in quanto a lungo Rettore del Politecnico di Torino, il nuovo presidente CNR che è anche uno scienziato altamente citato (Luigi Nicolais), facciano ce per non perdere definitivamente la speranza di essere un Paese di rating “alto”, come gli Stati Uniti di Obama, che su tutto vogliono tagliare, meno che sulla Ricerca, su cui invece si investe maggiormente.
I criteri per la valutazione di ERC sono aperti e facilmente rintracciabili, come la lista dei valutatori (http://erc.europa.eu/evaluation-panels). C'è poco sforzo da fare quindi per stanziare fondi per programmi equivalenti al ERC, ad usare i valutatori ERC, che sono stati selezionati con standard molto elevati, e assegnare loro lo stesso tipo di risorse per la valutazione dei progetti.
Non escludo che anche a livello di investimenti sui privati, in parallelo al progetto HORIZON2020, che già si preannuncia come troppo “ a cordata”, sia invece necessario, in antitesi a quanto propone il Prof. Ghidini, riuscire a valutare delle singole aziende altamente meritocratiche, e finanziare solo queste, con importi decisamente alti.
Come pensiamo di combattere Google e Facebook, se disperdiamo le risorse con le cordate che indica il Prof. Ghidini, che, partito dall’ipotesi di evitare il finanziamento a pioggia, rischia di suggerire esattamente questo?
Riferimenti
1. M. Ghidini Ricerca, fermare i contributi a pioggia, Corriere della Sera, 12 Marzo
2. Caro ministro Profumo, falsa partenza sulla ricerca, di Fabio Beltram e Chiara Carrozza 3 gennaio 2012
3. La concorrenza tra le università non deve sparire di Guido Tabellini, 5 gennaio 2012
4. Meritocrazia anche per gli studi culturali, di Dario Braga, 7 Gennaio
5. Concorsi e leggi non sono ancora uguali per tutti di Michele Ciavarella, 11 gennaio 2012
6. Alison Abbott , European Research Council grantees want better status in Italy 29 Jul 2011, Nature News Blog
7. http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_Europeo_per_la_Ricerca
di Michele Ciavarella, Politecnico di Bari, delegato al RETTORE al CNR, Humboldt Fellow, TUHH Hamburg (D)
Fabio Fornara, PhD, Universita' degli Studi di Milano, ERC Holder
Stefano Pluchino, MD, PhD Lecturer in Brain Repair, University of Cambridge UK, ERC Holder
Dana Branzei, Ph.D, Head of the "DNA repair" lab, U. Milano, ERC Holder
Cristiano Collettini, Dip Scienze della Terra Univ di Perugia, ERC Holder
Grazyna E. Ptak PhD DSc, ricercatore Dip di Scienze Biomediche Comparate, Università di Teramo ERC Holder
Leggiamo con interesse la lettera del Prof. Ghidini al Direttore del Corriere, che tuttavia appare in discreto contrasto con i recenti dibattiti sul finanziamento della Ricerca di Base. Sul Sole24Ore di inizio Gennaio, infatti, autorevoli Rettori di importanti Università e, per la parte del reclutamento, anche alcuni di noi (“Concorsi e leggi non sono ancora uguali per tutti, Sole24ore del 11 Gennaio), hanno scritto commenti che al Prof. Ghidini devono essere sfuggiti. Sui progetti PRIN, di cui egli parla bene, ci sono state critiche unanimi al meccanismo di “cordata” che lui sembra preferire a quello del merito individuale, e la cui scelta in realtà nasconde una nostra incapacità, nonostante la nuova struttura ANVUR, di “valutare” come dice già il Rettore della Bocconi Prof. Tabellini (la sindrome di “Bertoldo”). Invece, gli scienziati italiani sono eccezionalmente bravi a vincere i progetti ERC (European Research Council), i più prestigiosi riconoscimenti di entità considerevole e che sono basati esclusivamente sul merito individuale (ordine di grandezza del milione di Euro), ma che i singoli ricercatori italiani decidono in gran parte di portare all’estero.
Il Prof. Tabellini ha mostrato che i PRIN finiranno esattamente per essere a pioggia, e in più avendo delegato la selezione alle singole Università, appare enorme il rischio che la valutazione sia tuttaltro che meritocratica, e la “grandezza > X” del progetto che chiede il Prof. Ghidini, non pare affatto qualcosa di positivo. Il termine “finanziamento a pioggia”, che per primo usò Felice Ippolito già negli anni ’60, forse oggi è abusato ed è eccessivamente connotato in modo negativo. Si è usato per la Cassa del Mezzogiorno, che obiettivamente ha creato più “cattedrali nel deserto”, e fenomeni di malaffare, che reali occasioni di sviluppo, ma non perché mancassero le cordate! Bisogna andare a fondo per spiegare come mai il Sud Italia è ancora regione della Convergenza, mentre la Germania in pochi anni ha integrato l’Est, che pure veniva da una condizione persino politicamente diversa e molto in ritardo. Forse i fondi investiti in termini di quantità (0,5% del PIL), pur in presenza di una legislazione speciale, sono stati inferiori agli investimenti pubblici realizzati in via ordinaria negli stessi anni nel Nord del paese (35% del PIL) [Cassa per il Mezzogiorno. Dodici anni, 1950-1962, Bari, Laterza, 1962, 5 vol 1], e ancora di più inferiori a quelli che la Germania ha potuto investire nell’est in deroga persino alle leggi sugli aiuti di stato europee.
Nella ricerca di base, il passaggio dal finanziamento “a pioggia” è stato richiamato quando i Centri di Eccellenza del MIUR finanziati nel 2001 con il Ministro Moratti, vennero chiusi dicendo che dopo solo 3 anni di attività si sarebbe dovuto arrivare all’autofinanziamento (cosa che non ha paragoni nel mondo). Si è provato allora il finanziamento ancora più concentrato e con fondazione di diritto privato IIT, l’Istituto Italiano della Tecnologia, che pur diretto da un eccellente manager, non ha ancora reclutato nessuno dei primi 100 cervelli italiani secondo la classifica Via-Academy, e nemmeno premi Nobel, anche se è presto per fare bilanci. Non siamo certo qui a pretendere che, come si chiedeva ai Centri di Eccellenza, si autofinanzi dopo solo 10 anni dall’attivazione.
Tornando ai progetti ERC, gli italiani non hanno fiducia delle proprie strutture di provenienza, che spesso li hanno formati a livello eccellente, a costi enormi per lo Stato, ma che poi abbandonano con l’occasione dei finanziamenti, paradossalmente portando il cospicuo finanziamento all’estero, oltre che il proprio “cervello”. Nature in un articolo di Alison Abbott, citando una lettera di 30 vincitori di ERC all'ex ministro Gelmini, aveva chiesto condizioni speciali per tali “eccellenti”, il chè aveva dato forse la spinta ad inserire nella legge Gelmini un apposito concorso (art.29) per fare “chiamare” in modo diretto questi soggetti già valutati tali da organismi così prestigiosi.
Nel FIRB-Futuro in ricerca degli anni passati, che ha visto i giovani lanciarsi con grandi speranze (3 miliardi di Eu di progetti pervenuti contro i 50 ml. di finanziamento), e un processo di valutazione molto arbitrario con un solo reviewer lasciato inconsapevole della vera soglia di ammissibilità del progetto – si è creata quindi una difficoltà a scegliere l’eccellente, costretti a trascurare progetti che erano davvero sullo stesso piano di quelli finanziati, con il paradosso di vedere nei giudizi criteri di eccellenza, ma nei numeri, pochi punti in meno rendere il progetto non finanziabile. Anche discutibile la scelta del Prof. Ghidini di privilegiare solo certi settori – “ad esempio bio e nano-tecnologie, robotica e informatica”: sulla base di quale modello a priori di scelta?
Condivido quindi lo slancio a superare nanismo e provincialismo, e lo rilancio suggerendo un approccio più europeo, e concretamente funzionante. Una proposta per la ricerca di base o anche applicata potrebbe essere quella di imitare il funzionamento dei grants ERC, utilizzando i valutatori scelti negli elenchi ERC, per i prossimi PRIN, e anche a livello regionale, soprattutto nelle regioni della Convergenza, che hanno a disposizione fondi Europei anche per la ricerca. Il Consiglio Europeo della Ricerca (in inglese European Research Council - ERC) è la prima agenzia dell'Unione Europea dedicata al supporto della ricerca scientifica di frontiera incentrata sul ruolo del ricercatore investigator. Il grant ERC è di grande successo, e appunto sostituisce precedenti meccanismi di finanziamento della ricerca di base troppo soggetti ad esercizi di cordate. La sensazione generalizzata è che ERC costituisca un significativo miglioramento, vedasi http://erc.europa.eu/success-stories per alcune storie di successo. Sarebbe auspicabile che il nuovo Ministro Profumo, competente in quanto a lungo Rettore del Politecnico di Torino, il nuovo presidente CNR che è anche uno scienziato altamente citato (Luigi Nicolais), facciano ce per non perdere definitivamente la speranza di essere un Paese di rating “alto”, come gli Stati Uniti di Obama, che su tutto vogliono tagliare, meno che sulla Ricerca, su cui invece si investe maggiormente.
I criteri per la valutazione di ERC sono aperti e facilmente rintracciabili, come la lista dei valutatori (http://erc.europa.eu/evaluation-panels). C'è poco sforzo da fare quindi per stanziare fondi per programmi equivalenti al ERC, ad usare i valutatori ERC, che sono stati selezionati con standard molto elevati, e assegnare loro lo stesso tipo di risorse per la valutazione dei progetti.
Non escludo che anche a livello di investimenti sui privati, in parallelo al progetto HORIZON2020, che già si preannuncia come troppo “ a cordata”, sia invece necessario, in antitesi a quanto propone il Prof. Ghidini, riuscire a valutare delle singole aziende altamente meritocratiche, e finanziare solo queste, con importi decisamente alti.
Come pensiamo di combattere Google e Facebook, se disperdiamo le risorse con le cordate che indica il Prof. Ghidini, che, partito dall’ipotesi di evitare il finanziamento a pioggia, rischia di suggerire esattamente questo?
Riferimenti
1. M. Ghidini Ricerca, fermare i contributi a pioggia, Corriere della Sera, 12 Marzo
2. Caro ministro Profumo, falsa partenza sulla ricerca, di Fabio Beltram e Chiara Carrozza 3 gennaio 2012
3. La concorrenza tra le università non deve sparire di Guido Tabellini, 5 gennaio 2012
4. Meritocrazia anche per gli studi culturali, di Dario Braga, 7 Gennaio
5. Concorsi e leggi non sono ancora uguali per tutti di Michele Ciavarella, 11 gennaio 2012
6. Alison Abbott , European Research Council grantees want better status in Italy 29 Jul 2011, Nature News Blog
7. http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_Europeo_per_la_Ricerca
Ai top 2500 italian scientists
Carissimi colleghi
Intanto, dovrei presentarmi. Ho promosso a novembre la formazione di un gruppo google di vincitori di borse Humboldt, che a sua volta si è reso promotore di una lettera al Ministro Profumo sul Reclutamento, che è stata firmata da ca.12 Humboldtiani, cui si sono aggiunti vincitori di borse Fulbright, ERC e scienziati altamente citati ISI, essendo alfine pubblicata anche come commento sul Sole24Ore, “Concorsi e leggi non sono ancora uguali per tutti di Michele Ciavarella, 11 gennaio 2012” , nonché su un blog di Harvard, dove ha avuto quasi 10 mila letture.
Recentemente, insieme a 6 firmatari vincitori di borse Humboldt o ERC basate solo su criteri di eccellenza e merito, abbiamo scritto due idee, una su finanziamenti per imitare lo schema ERC, e una su pre e post-pensionamenti ai docenti universitari, che trovate in allegato. Ho esteso la richiesta di firmare le due proposte ad altri Humboldtiani italiani, ad altri ERC, e ora sono a voi come TOP Italian Scientists, di cui ho ca.1250 email che mi hanno messo già a disposizione pensando di formare un nuovo gruppo come mi hanno suggerito alcuni per es. al CNR dove il Presidente Nicolais con cui sono in stretto contatto per molte iniziative, ha già usato alcuni nominativi per iniziative di valutazione.
Io, conoscendo i miei tanti limiti, vorrei passare il testimone completamente, se qualcuno di voi fosse così entusiasta dell’idea da prendere l’iniziativa di farsi promotore. Per il momento, estendo a voi Top Italian Scientists l’idea di continuare a creare gruppi liberi, magari solo gruppi google, e questo dei 2500 Top sarebbe utilissimo. A voi si chiede, con poco lavoro, di dare un contributo con qualche messaggio e scambio di idee. Credo che nessuno come voi può avere un quadro e un’esperienza diretta di cosa vuol dire fare ricerca di eccellenza, e come andrebbe fatta la valutazione, e come rilanciare il Paese Italia che in queste cose è ancora carente. Peraltro potrei proporre una raccolta firme al Convegno COSAU, di sabato prossimo, dove parlo con colleghi di sindacati autonomi facendo proposte appunto su reclutamento, non so come...
Le proposte che Vi allego sono a livello di tentativo e di esempio, giusto per cominciare. Altre idee potrebbero essere di formare un supporto ad ANVUR, che pare sia già in estrema difficoltà, e colmare il ritardo con i paesi come UK e USA che valutano in modo meritocratico da decenni, non è facile. A questa email proverò a far seguire un invito ad aderire al gruppo google.
Naturalmente, non facendo parte di tutti i gruppi (sono Humboldtiano, ma non ERC, spero presto Fulbright, ma non Top2500, anche per la mia giovane età), consideratemi solo un iniziatore, ma chi di voi fosse interessato a fare parte di un comitato promotore, e' piu' che benvenuto, in modo da fare partire l'iniziativa con un programma di massima (una specie di lettera aperta o uno "statuto"). Ho avuto già molte conferme di adesione, compreso dal fondatore del gruppo 2003 degli scienziati altamente citati Prof. Pier Mannuccio Mannucci di Milano, già firmatario della mia proposta di Dicembre al Ministro che è stata pubblicata sul Sole24ore, ma spero moltissimi altri si propongano. Ideali "promotori" sono naturalmente il numero uno, Prof. Carlo Croce, Giuseppe Remuzzi, e cosi' via, magari non tutti nella medicina. Non esitate a contattarmi anche al telefono, nell'ambito del possibile. Io peraltro sono impegnato anche con attività simili in un convegno al Politecnico sabato, di cui trovate informazioni nel blog http://futurouniversitapubblica.blogspot.com/.
E' ovvio che il gruppo, non appena parte un comitato promotore, puo' fondare facilmente un blog.
Cari Saluti e sperando che veniate a Politecnico di Torino sabato, vi saluto.
Prof. Ing. Michele Ciavarella
Centro di Eccellenza in Meccanica Computazionale. Politecnico di BARI.
+39 080 5962811, mob. +393204316816. Email: mciava@poliba.it
Humboldt fellow 2010-2012. University TUHH. Germany.
http://poliba.academia.edu/micheleciavarella
Convegno IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA ITALIANA Sabato 17 marzo 2012,
Politecnico di Torino http://futurouniversitapubblica.blogspot.com/
Founder, "Humboldtiani" google group-> https://groups.google.com/group/humboldtiani/subscribe?hl=en
Gruppo di discussione sulle Università non Virtuose"
http://groups.google.com/group/non_virtuosi/subscribe?hl=en
RETTORE VIRTUOSO BLOG -> http://rettorevirtuoso.blogspot.com/
Intanto, dovrei presentarmi. Ho promosso a novembre la formazione di un gruppo google di vincitori di borse Humboldt, che a sua volta si è reso promotore di una lettera al Ministro Profumo sul Reclutamento, che è stata firmata da ca.12 Humboldtiani, cui si sono aggiunti vincitori di borse Fulbright, ERC e scienziati altamente citati ISI, essendo alfine pubblicata anche come commento sul Sole24Ore, “Concorsi e leggi non sono ancora uguali per tutti di Michele Ciavarella, 11 gennaio 2012” , nonché su un blog di Harvard, dove ha avuto quasi 10 mila letture.
Recentemente, insieme a 6 firmatari vincitori di borse Humboldt o ERC basate solo su criteri di eccellenza e merito, abbiamo scritto due idee, una su finanziamenti per imitare lo schema ERC, e una su pre e post-pensionamenti ai docenti universitari, che trovate in allegato. Ho esteso la richiesta di firmare le due proposte ad altri Humboldtiani italiani, ad altri ERC, e ora sono a voi come TOP Italian Scientists, di cui ho ca.1250 email che mi hanno messo già a disposizione pensando di formare un nuovo gruppo come mi hanno suggerito alcuni per es. al CNR dove il Presidente Nicolais con cui sono in stretto contatto per molte iniziative, ha già usato alcuni nominativi per iniziative di valutazione.
Io, conoscendo i miei tanti limiti, vorrei passare il testimone completamente, se qualcuno di voi fosse così entusiasta dell’idea da prendere l’iniziativa di farsi promotore. Per il momento, estendo a voi Top Italian Scientists l’idea di continuare a creare gruppi liberi, magari solo gruppi google, e questo dei 2500 Top sarebbe utilissimo. A voi si chiede, con poco lavoro, di dare un contributo con qualche messaggio e scambio di idee. Credo che nessuno come voi può avere un quadro e un’esperienza diretta di cosa vuol dire fare ricerca di eccellenza, e come andrebbe fatta la valutazione, e come rilanciare il Paese Italia che in queste cose è ancora carente. Peraltro potrei proporre una raccolta firme al Convegno COSAU, di sabato prossimo, dove parlo con colleghi di sindacati autonomi facendo proposte appunto su reclutamento, non so come...
Le proposte che Vi allego sono a livello di tentativo e di esempio, giusto per cominciare. Altre idee potrebbero essere di formare un supporto ad ANVUR, che pare sia già in estrema difficoltà, e colmare il ritardo con i paesi come UK e USA che valutano in modo meritocratico da decenni, non è facile. A questa email proverò a far seguire un invito ad aderire al gruppo google.
Naturalmente, non facendo parte di tutti i gruppi (sono Humboldtiano, ma non ERC, spero presto Fulbright, ma non Top2500, anche per la mia giovane età), consideratemi solo un iniziatore, ma chi di voi fosse interessato a fare parte di un comitato promotore, e' piu' che benvenuto, in modo da fare partire l'iniziativa con un programma di massima (una specie di lettera aperta o uno "statuto"). Ho avuto già molte conferme di adesione, compreso dal fondatore del gruppo 2003 degli scienziati altamente citati Prof. Pier Mannuccio Mannucci di Milano, già firmatario della mia proposta di Dicembre al Ministro che è stata pubblicata sul Sole24ore, ma spero moltissimi altri si propongano. Ideali "promotori" sono naturalmente il numero uno, Prof. Carlo Croce, Giuseppe Remuzzi, e cosi' via, magari non tutti nella medicina. Non esitate a contattarmi anche al telefono, nell'ambito del possibile. Io peraltro sono impegnato anche con attività simili in un convegno al Politecnico sabato, di cui trovate informazioni nel blog http://futurouniversitapubblica.blogspot.com/.
E' ovvio che il gruppo, non appena parte un comitato promotore, puo' fondare facilmente un blog.
Cari Saluti e sperando che veniate a Politecnico di Torino sabato, vi saluto.
Prof. Ing. Michele Ciavarella
Centro di Eccellenza in Meccanica Computazionale. Politecnico di BARI.
+39 080 5962811, mob. +393204316816. Email: mciava@poliba.it
Humboldt fellow 2010-2012. University TUHH. Germany.
http://poliba.academia.edu/micheleciavarella
Convegno IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA ITALIANA Sabato 17 marzo 2012,
Politecnico di Torino http://futurouniversitapubblica.blogspot.com/
Founder, "Humboldtiani" google group-> https://groups.google.com/group/humboldtiani/subscribe?hl=en
Gruppo di discussione sulle Università non Virtuose"
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